Corpo e relazione

01/01/1997 - Giovanna Di Pasquale

Cosi’ fragile che l’anima traspare. (1)
Il corpo, dimensione scontata della quotidianità e porta di comunicazione con le emozioni. Ancorato al presente, ai suoi stimoli e portatore di ciclicità, insieme natura e mistero, che affonda nel tempo.
L’ambivalenza che lo caratterizza permette, se lo si utilizza come strumento di comprensione, di andare oltre l’evidenza e la letteralità del dato, aprendosi ad una più ampia ricerca di senso rispetto a ciò che accade, a ciò che mi accade.
E cosi’ il corpo riporta noi dentro noi stessi. A prendere contatto con le emozioni e i processi vitali che alimentano l’incontro con l’altro. Poichè dell’incontro, della relazione con l’altro il corpo è sostanza primaria.

E' eco di una dimensione antica della persona, nascosta e a volte negata eppure presente e vincolante, richiamo all'essenzialità delle comunicazioni primarie. E' con il corpo che si comunica e originariamente si sente, perché il legame simbolico con l'altro è in primo luogo radicato nella struttura stessa del sentire.(2)
Il corpo è terreno di un linguaggio globale, alimentato da una spinta, da un desiderio invisibile che trova un'espressione condivisa nella parola, non unica ma importante mediazione verso l'altro.
Nel suo rapporto con l'espressione verbale, collocata in un tempo e in uno spazio, la corporeità rivela ancora una volta il suo carattere di contraddittoria vitalità, di apparente e pur duratura fragilità.
Il corpo, membro totale di questo spazio, gli si oppone. Perché? Perché non si lascia smembrare, dividere in frammenti, privare dei suoi ritmi, ridurre a bisogni catalogati, a immagini e a funzioni specialistiche, senza almeno protestare. Irriducibile e sovversivo in mezzo allo spazio e ai discorsi dei Poteri, il corpo rifiuta la riproduzione di rapporti che lo tormentano e lo privano.(3)
Centrale diventa, allora, il ragionamento intorno al corpo, al suo linguaggio, a ciò che di dirompente produce all'interno del un quadro culturale e sociale contemporaneo che riduce la sua portata a presenza efficientista ed immagine mitizzata.
Di questi intendiamo occuparci sulle pagine di HP durante l'anno che si è appena aperto, avendo un'attenzione specifica a quanto del lavoro professionale passa attraverso la dimensione emotiva ed affettiva e a come sia indispensabile trovare modalità, adeguate e tipiche per ciascuna persona e contesto, per averne consapevolezza e rielaborarne le implicazioni.
E' forse questa una possibilità di coniugare la dimensione dell'esperienza personale con le istanze istituzionali, legate al mandato che investe i ruoli professionali. Che diventa ricerca di possibili risposte intorno al senso del prendersi cura dell'altro, di un equilibrio tra coinvolgimento fusionale e irrigidita formalizzazione.


Note
(1) Cristina Campo, Lettera inedita indirizzata all'amica Margherita, Pieracci Harwell, di prossima pubblicazione.
(2) Franzini E., Vita estetica e formazione del sé, in "Adultità", n. 2/1995.
(3) H. Lefebvre, La vita quotidiana nel mondo moderno, Il Saggiatore, Milano, 1978.

Pubblicato su HP:
1997/55
Parole chiave:
Comunicazione, Cultura