Spazio Calamaio - Cont-animazione: una nuova parola per un mondo diverso

12/07/2011 - a curo di Roberto Parmeggiani

Dalla teoria…
Il Progetto Calamaio approfitta spesso dei giochi di parole per sovvertire i pregiudizi e rendere più comprensibile il suo messaggio. L’obiettivo? Quello di provocare una riflessione, un cambiamento grazie all’acquisizione della consapevolezza che la disabilità permette di scoprire e apprezzare la ricchezza della diversità.
Tenendo conto di questo presupposto, quindi, non dobbiamo stupirci se tra i nuovi arrivati al Calamaio c’è chi ha pensato di dare un nome alla modalità tutta speciale che caratterizza l’animazione che il gruppo dei Calamai porta nelle scuole, definendola “cont-animazione”. Quattordici lettere, con un suono familiare e nuovo al tempo stesso, che richiamano molti concetti e non ne esauriscono alcuno.
Il primo che viene in mente è contaminazione, termine col quale si definisce il diffondere in un ambiente elementi estranei che portano a un cambiamento della realtà stessa. Si tratta della mescolanza di elementi eterogenei che provoca la nascita di una nuova dimensione, di un nuovo contesto, frutto della loro fusione.
Il secondo invece è animazione, attività privilegiata del Gruppo Calamaio che usa tali tecniche per dare vita, forma e voce a fiabe che, ideate anche dagli stessi componenti del gruppo, divengono il filo conduttore di creativi percorsi di educazione alla diversità. Ma queste animazioni prendono vita e acquisiscono significato grazie al contributo, unico e irripetibile, che ogni animatore, disabile o normodotato, dà al fluire della storia. Così se i personaggi della fiaba sono una mediazione per rendere più facile avvicinarsi al mondo della disabilità, l’unicità e l’autenticità di ogni animatore diventano parte integrante dell’animazione permettendo un incontro reale e sincero.
Per questo l’idea del termine cont-animazione, neologismo per definire un’animazione che è anche relazione, che prevede l’indubbio contributo di ogni componente in maniera specifica, anzi speciale.
Essere animatori del Calamaio significa prima di tutto mettersi in gioco, con la propria storia e i propri limiti, rinunciando al ruolo di semplici comparse, ma scoprendosi protagonisti, e rendendosi disponibili a fare di sé uno strumento per parlare e ragionare di diversità, affrontando le domande e l’ironia spesso dissacratoria dei più piccoli.
Nel mettere in gioco se stessi, nel condividere le proprie esperienze oltre che il proprio modo di stare in relazione, l’animazione del Calamaio si inserisce nel gruppo classe, e i suoi messaggi penetrano all’interno delle attività quotidiane dei bambini e dei ragazzi. Le relazioni che si instaurano sono autentiche, frutto del vissuto personale di ognuno, e per questo danno luogo a una dinamica di contaminazione reciproca tra animatori e ragazzi, che possono così costruire insieme il percorso di educazione alla diversità. La fiaba da inscenare è un vettore di questa dinamica di cont-animazione, in cui ognuno mette qualcosa di sé, e macchia, segna, disegna l’altro, proprio come il Calamaio si propone di fare ogni volta che varca la porta di una scuola.
Infatti la cont-animazione è bi-direzionale: provoca un cambiamento e cambia lei stessa, porta elementi dirompenti e ne acquisisce a sua volta, fa divertire e si diverte. È questo che rende speciale l’inchiostro del Calamaio: la libertà di cambiare, di crescere un po’ ogni volta che una classe o un gruppo di bambini ci si accosta.
E in questo essere diverso, sempre mutevole, sempre nuovo, il Calamaio si rinnova, vive e rivive, grazie alle tracce che lascia e a quelle che lo arricchiscono.

… alla pratica!

In questo suo rinnovarsi il Progetto Calamaio, nell’anno passato, ha accettato la sfida di farsi contaminare e, allo stesso tempo contaminare, altri progetti, altri modi di affrontare il tema della diversità.
Sono nate così due esperienze particolari: quella realizzata insieme alle operatrici del parco regionale di Monteveglio e quella attuata insieme al centro diurno per anziani di Crevalcore.
Due tipi di animazione che hanno portato all’interno della scuola l’integrazione tra il Progetto Calamaio e il mondo dell’ambiente da una parte e quello degli anziani dall’altra. Entrambi mondi che hanno parecchie cose da dire rispetto alla ricchezza e al valore della diversità, mondi che hanno accettato la sfida della cont-animazione.
Vediamo nel dettaglio.

Diversambiente: come l’ambiente naturale affronta il tema della diversità

Cos’avrà mai a che fare la disabilità con la natura? Provatelo a chiedere a quei bambini della scuola primaria che hanno partecipato al percorso chiamato Diversambiente svoltosi sia in classe che presso il Parco regionale di Monteveglio.
Probabilmente risponderebbero raccontando una delle storie che, come quella della pesca e della castagna, affrontano il tema della diversità dal punto di vista delle piante.
Un punto di vista assolutamente interessante.
Gli animatori che hanno interpretato la pesca e la castagna, infatti, hanno spiegato ai bambini che l’aspetto spesso è ingannevole e che solo andando oltre l’apparenza si scopre ciò che ci accomuna e che, in fondo, ci rende tutti uguali seppur nella diversità.
È inoltre molto stimolante scoprire che nell’ambiente naturale la diversità non è né buona né cattiva, ma semplicemente necessaria per il mantenimento dell’equilibrio di ogni ecosistema. Quindi diversità come ricchezza, come elemento essenziale per garantire la sopravvivenza di tutti.
Ecco allora il punto in cui ambiente e disabilità, nel considerare la diversità come qualcosa di positivo e di stimolante, si incontrano. L’essere umano che dalla natura ha preso vita e che per molto tempo ha chiamato “madre” dovrebbe tornare, come un bravo figlio, ad ascoltare e seguire gli insegnamenti che da lei, con semplicità e saggezza, provengono.

Le storie e i giochi dei nostri nonni, il fascino dell’età

Le emozioni ci uniscono, ci rendono simili, a qualsiasi età.
Questo ho imparato dal percorso Calamaio svolto in alcune classi elementari insieme agli anziani del centro diurno di Crevalcore. È stato bello percepire l’emozione che provavano i bambini mentre attendevano l’arrivo dei “nonni” in classe e quella che provavano i “nonni” prima di mettere piede dentro alla classe stessa… direi nessuna differenza, anzi, la stessa intensità, lo stesso colore, lo stesso coinvolgimento.
Oltre alle emozioni, però, abbiamo scoperto che non ci sono tante cose che accomunano i bambini di oggi con quelli di una volta. Giochi, orari, scuola, cibo, divertimenti… per ognuna di queste categorie potremmo definire una lista infinita di differenze tra adesso e 60 anni fa. Differenze che anche in questo caso non vengono vissute come difficoltà e come limite, bensì come ricchezza. Quella della condivisione, della conoscenza, della storia che ci appartiene in quanto tutti siamo figli (alcuni anche nipoti) di quel periodo. Conoscere le diversità per non ripetere gli stessi errori oppure per riconoscere i progressi fatti, per continuare un percorso che non finisce mai oppure per riscoprire tradizioni che, come salde radici, permetteranno all’albero della nostra società di crescere saldo nel passato e proteso verso il futuro.
Una sorpresa finale ci ha colpito. Abbiamo scoperto che in tante differenze qualcosa di uguale c’è: la voglia di giocare, di divertirsi e di sognare.
Un sogno condiviso? Un mondo nel quale ciò che è diverso non sia rifiutato bensì scelto e accolto affinché ognuno possa sentirsi valorizzato nella propria specificità.
Ecco, questi sono esempi di cont-animazione, di scambi assolutamente fruttuosi, che provocano non solo un cambiamento in tutti i partecipanti, ma anche una crescita integrata che porta alla nascita di un contesto nuovo.