Comunicare il terzo settore

01/01/1998 - Nicola Rabbi

Per chi lavora nel terzo settore e presta un minimo di attenzione al tema della comunicazione e dell'informazione ben presto si accorge che il rapporto con il mondo dei mass media non è per niente facile. I motivi sono sia di ordine interno al terzo settore che non si è ancora attrezzato con gli "strumenti" idonei, sia esterni, nel mondo dell'informazione, che per le sue caratteristiche poco si presta, oggi, in Italia, ad affrontare con serietà dei temi che non possono essere sempre semplificati nella storia emblematica o all'intervista al prete famoso.
Come è difficile comunicare con i mass media senza bad news.
Quando il terzo settore diventa oggetto di informazione raramente il prodotto finale (l’articolo o il servizio radiotelevisivo) è soddisfacente. I motivi per cui i mass media hanno questa difficoltà a rappresentare il sociale sono abbastanza conosciuti e studiati.

a) I giornalisti si rivolgono solo ad un numero limitato di fonti, di solito quelle istituzionali o comunque rappresentanti gruppi con un certo potere. Questo motivo porta all'esclusione come fonti informative di parecchi gruppi che operano nel sociale e non hanno delle strutture forti.

b) Non esistono, all'interno del e redazioni, dei giornalisti specializzati nel terzo settore; anzi di solito questi sono i classici argomenti che vengono affidati agli "ultimi" arrivati in redazione. In questo modo il cronista ogni volta deve cominciare da capo, visto che la sua conoscenza dell'argomento è scarsa e non gli permette di approfondire la notizia.

c) I ritmi di produzione delle notizie non permettono il trattamento di questo genere di notizie che sono complesse e trovano un loro spazio ridotto solo nella cronaca spicciola. Di fronte a questi problemi sono state proposte anche alcune soluzioni: innanzitutto l'arricchimento delle fonti, la specializzazione giornalistica, il ripensamento delle categorie di genere dove il sociale trova spazio (cronaca, come dicevamo prima, e dibattito politico).

Per quanto riguarda le fonti, assistiamo oggi al fenomeno che alcuni fonti del terzo settore sono diventate molto visibili, si sono istituzionalizzate; questo a scapito delle altre. Cosi quando si parla di tossicodipendente si sentono sempre e solo quei due o tre religiosi impegnati, quando si parla di volontariato il giornalista intervista esponenti delle due o tre organizzazioni più note. C'è da chiedersi se queste semplificazioni non siano dannose per l'intero terzo settore e se si possano trovare delle strategie per moltiplicare il numero delle fonti.
La specializzazione giornalistica va letta, a mio parere, come una conoscenza di fondo delle tematiche del sociale, conoscenza che dovrebbe essere trasmessa durante il percorso formativo del giornalista, senza per questo voler creare una nuova figura come il giornalista parlamentare o quello sportivo.
Riguardo agli spazi riservati al terzo settore dai giornali e dalle televisioni, questi dipendono strettamente da come sono fatti i servizi. Finché questi si baseranno, come oggi succede nella maggior parte dei casi, solo sul fatto di cronaca o sul dibattito politico, non potranno mai essere realizzati prodotti di approfondimento opportunamente contestualizzati.

Le colpe del terzo settore.

Se esiste questa situazione tra mass media e terzo settore, questo è dovuto in parte anche al fatto che molti gruppi hanno sottovalutato e continuano a sottovalutare l'importanza di questo rapporto. In una società basata sull'informazione, dove l'emarginazione si produce ancor prima che per le deprivazioni economiche per l'esclusione dai circuiti informativi, non prestare la dovuta attenzione a questo rapporto comporta dei rischi enormi. In concreto basterebbe poco per cambiare le cose in questo campo. Basterebbe che ogni gruppo, cooperativa o associazione si attrezzasse al suo interno e delegasse una persona a fare il portavoce con i mass media organizzando un piccolo ufficio stampa, il che vuol dire semplicemente avere un elenco completo dei mass media locali con il corrispettivo fax e la lista dei giornalisti "fidati" con cui tenere i rapporti. In questo modo si diventa delle fonti più forti e attendibili di fronte ai giornalisti.
Inoltre esistono anche degli strumenti, poco incisivi a dir la verità, che permettono al lettore/protagonista di una vicenda raccontata su un mass media, di reagire di fronte ad una notizia mal raccontata (il dovere di rettifica, la varie carte dei doveri del giornalisti a cui appellarsi, il codice penale per la diffamazione... ).
Sono strumenti che non vanno vissuti come "vendicativi" ma come occasione per migliorare la qualità informativa e che noi come cittadini/lettori abbiamo il diritto di richiedere.

Cambiamo argomento.

Una nuova opportunità viene offerta, al mondo delle associazioni, al singolo cittadino, dal mezzo telematico: grazie ad Internet e alle reti di BBS è possibile accedere ad informazioni che prima potevano essere raggiunte (se mai lo potevano) solo da poche persone, per lo più giornalisti e specialisti. Ora dal proprio tavolino, digitando dalla propria tastiera, si possono leggere i fatti usando fonti diverse, farsi delle opinioni leggendo cose che ben difficilmente, per motivi diversi, trovano posto sui mass media tradizionali.
Viceversa è possibile informare, con velocità e in modo economico, un gran numero di persone, confezionando notiziari che riportano la nostra personale (o della nostra associazione) ricostruzione di un fatto e le nostre considerazioni. Ci fermiamo qui per ora, non approfondendo i problemi e le sfide, per il terzo settore, per la società, per il mondo dell’informazione, che il mezzo telematico porta con sé (ma lo faremo in un prossimo numero di HP).
Per finire un ultima questione: chi sono, che professionalità hanno quelle persone che lavorano all'interno del terzo settore ma nel campo della comunicazione? Degli operatori sociali abituati a comunicare, o dei giornalisti specializzati, oppure, degli operatori dell'informazione di un settore specifico? Sono tutti termini che indicano cose molto diverse per un tipo di professionalità in attesa di definizione.