Come è andato l'Anno Europeo fuori dall'Italia? (II parte)

01/01/2004 - Massimiliano Rubbi

Proseguiamo la rassegna su ciò che è successo nel 2003, Anno Europeo delle persone con disabilità, in alcuni paesi dell' Unione. Nel numero precedente di "HP-Accaparlante" avevamo parlato di Spagna e Gran Bretagna; ora ci muoviamo verso est.

Austria (moderatamente) Felix
Nel marzo 2004 la rivista “Monat” della ÖAR, organizzazione che raggruppa 73 associazioni di disabili austriache, ha pubblicato un editoriale non firmato in cui dell’Anno Europeo veniva tracciato un bilancio nazionale molto approfondito, che sfugge alla logica del “tutto bene - tutto male” dichiarando subito che la valutazione dei risultati è “un’impresa a molti strati”, e risultando pertanto particolarmente interessante. In primo luogo vengono prese in esame le politiche per le persone con disabilità, e qui si sottolinea con disappunto come l’unica rilevante misura proposta, ancora una volta la legge contro la discriminazione lavorativa, non sia stata ancora approvata, un po’ per il ritardo con cui le iniziative sono state avviate (all’inizio dell’estate 2003), ma soprattutto per la “titubanza” con cui il Governo ha ammesso di aver appoggiato il cammino di questo provvedimento.
Ben più positive sono le valutazioni sulle iniziative svolte: “a differenza dell’Anno ONU delle persone disabili 1981, in cui la politica organizzò alcune manifestazioni per le persone disabili, queste ultime sono state impegnate in quasi tutte le attività dell’iniziativa 2003, almeno nella fase di progettazione”. Purtroppo è ancora in progetto un’analisi del raggiungimento degli obiettivi da parte della miriade di eventi organizzati, ma si riscontra a livello generale “un ulteriore aumento di solidarietà e azioni comuni da parte delle persone disabili e delle loro associazioni”. E per quanto riguarda i media, si rileva una crescita di interesse al tema della disabilità, tanto che anche la ORF (la rete televisiva pubblica), storicamente disattenta alle esigenze dei sordi di sottotitoli e lingua dei segni, si è meritata encomi per alcuni servizi informativi, come la Coppa del Mondo di Sci per atleti disabili.
Quel che risulta più interessante è però la descrizione di alcuni esempi di ricadute del 2003 sul futuro. Una nota società di consulenza aziendale ha realizzato, in collaborazione con la ÖAR, un manualetto rivolto a chi si occupa di formazione e direzione del personale, con consigli e indicazioni per una gestione efficace dei lavoratori (o potenziali tali) con disabilità; i testi sono stati messi a disposizione delle aziende clienti, che si sono impegnati a rielaborarli graficamente e a inserirli nella propria documentazione interna. Una catena immobiliare ha stretto un accordo con la rete austriaca di consulenza per progetti senza barriere, per sfruttarne il know-how costruttivo, in cambio di una promozione della stessa rete attraverso i propri canali di pubbliche relazioni. I consiglieri di un distretto di Vienna hanno partecipato all’inizio di marzo del 2004 a una seduta di formazione tecnica all’Università sulle misure a favore delle persone con disabilità, in modo da poter rilevare e correggere le barriere e i pericoli che la loro attività in ambito di edilizia, traffico e appalti può creare o tollerare ingiustamente (cantieri mal delimitati, ostacoli sui marciapiedi…). Tutte queste iniziative non si chiudono con il momento di “festa” o di “sensibilizzazione” svoltosi nel 2003, ma hanno precisi obiettivi di lungo termine, e ciò le rende fonti di ispirazione anche per l’Italia, e anche per il 2004, il 2005…

Uno sguardo a est
La partecipazione all’Anno Europeo era aperta anche ai 10 Stati “candidati” all’ingresso nell’Unione, che dal 1° maggio 2004 sono divenuti pienamente parte di essa. Tutto sommato, l’occasione sembra quasi essere stata più sentita in questi paesi che in quelli già membri: soprattutto per il grado complessivamente più basso di integrazione sociale che caratterizza i disabili in queste nazioni, ma anche per la maggiore diffusione sociale dell’handicap (si calcola che negli Stati dell’allargamento le persone con disabilità siano 26 milioni, con un’incidenza del 25% sulla popolazione, contro il 10% degli Stati precedentemente membri).
Mária Orgonášová, dell’Alleanza delle organizzazioni delle persone disabili in Slovacchia, sottolinea come il 2003 sia stato vissuto dalle associazioni nazionali come la continuazione di una grande iniziativa svolta nel luglio 1999, quando la campagna “Slovacchia libera da barriere” vide molti giovani volontari girare il paese per sensibilizzare la popolazione e le istituzioni locali contro le barriere architettoniche, informative e psicologiche verso le persone con disabilità. Nel 2003 sono stati esaminati diversi progetti delle varie città slovacche per la competizione “Autogoverno e Slovacchia libera da barriere”, e sono state svolte diverse iniziative, come un happening anti-barriere nei supermercati rivolto ai bambini in giugno e un seminario sull’accessibilità all’informazione per i disabili visivi in ottobre. In particolare, viene sottolineato il crescente rapporto con l’EDF, ai cui documenti sulla condizione dei disabili in Europa si è cercato di dare risalto, e il fatto che nell’autunno 2002 una persona in sedia a rotelle, Peter Bódy, sia divenuta per la prima volta membro del Parlamento slovacco. Tutto ciò induce a considerare che “oggi abbiamo possibilità molto migliori di influenzare la creazione di nuova legislazione (su sostegno e previdenza sociale, servizi all’impiego, ecc.)”. Anche dall’ingresso nell’UE ci si attendono “più opportunità di scambiare l’esperienza reciproca e incidere sulla creazione di dichiarazioni e regole comuni nell’interesse di migliori condizioni di vita delle persone disabili”.
In Estonia, invece, l’Anno Europeo sembra essere stato soprattutto l’occasione per migliorare la cooperazione tra associazioni e istituzioni, specie a livello di singole regioni. Stando al resoconto di Meelis Joost, responsabile delle relazioni internazionali per Epikoda, la Camera delle Persone Disabili per l’Estonia, la “Campagna 2003” ha organizzato seminari nelle diverse zone del paese, con declinazioni specifiche a seconda delle problematiche locali. Tra gli esiti, una “cooperazione migliorata tra i membri [delle associazioni] che non avevano avuto un contatto stretto in precedenza” e una “nuova consapevolezza dell’importanza della rete - essere capaci di lavorare per un obiettivo comune”, ma anche, proprio come in Austria, un manuale per i datori di lavoro che intendono assumere persone disabili. Tuttavia, le iniziative di sensibilizzazione non intaccano troppo un “clima politico [che] non è a grande favore delle persone disabili”, soprattutto per la carenza di investimenti in politiche sociali, considerando che “durante il periodo della riacquistata indipendenza [dal 1991] la percentuale di spesa del PIL in campo sociale è diminuita, anche se la somma totale è in crescita”. Riassumendo, “l’Anno Europeo non può essere considerato un’opportunità mancata - ma molto di più avrebbe potuto essere fatto da parte di diversi attori”. Anche per questo, gli spin-off del 2003 vedono una minore concentrazione sulla sensibilizzazione e uno sforzo maggiore verso il miglioramento di legislazione e politiche. Inoltre, si cerca di rafforzare le sanzioni contro le violazioni alle leggi sui diritti delle persone disabili, attualmente oggetto di scarsa vigilanza, e di stabilizzare un ambiente di “lavoro di rete” tra le associazioni, per generare un reale movimento di società civile, imponendo ai legislatori nazionali ed europei un punto di vista ampio, dato che “ci sono aspetti in ogni campo della società che hanno a che fare con la disabilità”.

Conclusioni provvisorie
Cosa resterà del 2003? Forse qualcosa di più di quanto la ricorrente descrizione come “occasione mancata” possa far credere al pubblico italiano. Il 30 ottobre 2003 la Commissione Europea ha presentato un Piano d’Azione 2004-2010, in cui si propongono impegni per lo sviluppo e il rafforzamento degli esiti dell’Anno Europeo. Le quattro priorità individuate sono l’accesso e la permanenza all’impiego, la formazione continua per sostenere l’occupabilità, le nuove tecnologie per facilitare l’accesso all’impiego e l’accessibilità al pubblico degli edifici per migliorare l’integrazione sociale e la partecipazione nei luoghi di lavoro (è innegabile: quando le istituzioni europee parlano di disabilità, quella per il lavoro è una vera e propria ossessione!). Sono previsti rapporti a cadenza biennale sulla situazione delle persone disabili nell’Unione allargata, a partire dal 2005. La strada verso la piena cittadinanza per chi vive una disabilità è lunga ma tracciata; il 2003 ne è stata una pietra miliare (e non tombale), ma sarà necessario attingerne un’ulteriore spinta in avanti.