Clima di classe

01/01/1996 - Maria Grazia Berlini

CLIMA DI CLASSE

La comunicazione implicita o esplicita che sia, verbale o non verbaleriguarda la capacità del singolo o di un gruppo di mettersi in relazione,imparando a gestirsi nella comunicazione privata per accedere progressivamenteal circuito della comunicazione sociale e pubblica. E, rovesciandone ilcontenuto, ogni forma di comunicazione di sé agli altri è opportunità diespressione personale. Dal momento che si decide di incontrarsi è naturalemettersi in dialogo. Se il dialogo risulta significativo, diventa necessario faruscire l'autenticità di sé stessi per incontrarsi.

di Maria Grazia Berlini (*)

La comunicazione implica un feed-back di ritorno, in quanto la possibilitàdi conoscere progressivamente gli altri e, approfondendo la relazione, capiremeglio la personalità di chi ci sta di fronte, permette parallelamente diacquistare fiducia in sé stessi. Trasferisco la mia riflessione al mondo dellascuola, attraverso alcuni concetti mutuati da Celestin Freinet, "...unaconcezione pedagogica che vada incontro alle effettive esigenze dei ragazzi, sipone come obiettivo fondamentale quello di realizzare negli alunni la conoscenzadi sé stessi e del mondo attraverso un controllo dello stesso processoeducativo; questo controllo si basa sul ruolo centrale che assumono: lacomunicazione e la cooperazione sia fra gli alunni che fra gli insegnanti; lasoddisfazione dei bisogni primari di motivazione, di esplorazione e diorganizzazione dell'informazione, attraverso la pratica continua della ricerca;la manifestazione continua delle potenzialità creative ed intellettuali diciascun alunno; infine il rapporto immediato tra scuola e vita comeriappropriazione continua del processo educativo."(1)

Un clima di classe cooperativo

La ricerca della comunicazione e l'acquisizione di competenze prende vitadalla creazione di un clima di classe cooperativo; tale clima può essererafforzato dalla pratica conversazionale. All'interno della classe, ciascuno deipresenti è contemporaneamente osservatore e osservato, la mediazione inizialepuò essere definita dall'osservare le situazioni che si creano, prendersi tempoper tranquillizzarsi nella relazione e riflettere su sé stessi. Ogni ragazzoriferisce, parla, si analizza esprimendo il proprio punto di vista; l'insegnanteviene a conoscenza di come i ragazzi procedono mentalmente ed emotivamente equesti ultimi conoscono l'insegnante. Ecco il significato che alcune insegnantiattribuiscono all'importanza del creare relazioni e del comunicare all'internodella classe: la possibilità di avvicinarsi vicendevolmente rendendo proficui e'profondi' gli apprendimenti. Alcune tra queste, Lella Giornelli e Marisa Brighidella scuola media "Gianni Rodari" di Cesenatico (Fo), hanno pensatoal percorso didattico come ricerca-azione ed alla necessità, per renderepossibile la comunicazione, di utilizzare le conversazioni tra ragazzi e ragazzee quelle tra insegnanti e ragazzi come mediatori emotivi e degli apprendimenti,affinché la classe cresca.

Con-versazioni

Le conversazioni sono forme di relazione, possono essere utilizzate cometecniche per insegnare e apprendere. A quali obiettivi sottendono? Socializzarele forme di conoscenza di ciascuno, ma anche controllare la comprensione (ciòche l'altro ha compreso può essere uno stimolo alla mia originalecomprensione); possono favorire un apprendimento armonizzato e anche permetteredi ricercare assieme degli accordi. Le conversazioni che riguardano le attivitàscolastiche sono molto gratificanti per i ragazzi. E' importante individuarel'atteggiamento da adottare durante le conversazioni, dello studente edell'insegnante. Lo studente ascolta, comunica, e può apprendere dagli altri;l'insegnante può riflettere sull'attività, rilanciare l'apprendimento, e certoha un insegnamento di ritorno. Risulta fondamentale fissare regole scritte perla comunicazione, affinché siano gli adulti i primi a rispettarle (in quantoadulti fatichiamo ad attribuire valore a tutto quanto i ragazzi decidono dicomunicarci, o riteniamo di avere già risposte sufficientemente strutturate dapermettere di risparmiare tempo nella ricerca e conquista da parte dei ragazzi;ancora, fatichiamo a dedicare tempo alla decodificazione dei linguaggiutilizzati dai ragazzi per comunicare tra loro e con noi). Quanto detto sino quinon presenta caratteristiche valide in assoluto e in qualsiasi situazione,perciò le prime conversazioni possono essere caratterizzate dai silenzi edall'imbarazzo, proprio perchè non si è ancora pronti e sereninell'affrontarle. Obiettivo principale deve rimanere quello di ascoltare eparlare. La conversazione può essere facilitante ed assumere una valenzapedagogica sostanziale: per incontrarsi e conoscersi; per chiarire idee propriee ordinare manifestazioni proprie (conoscere sé stessi); per portare conrispetto, anche se in disaccordo, alla cooperazione.

Conversare sugli errori

Sandra di Leva e Bruna Paolucci, insegnanti di Villa Verucchio (Rn) hannocominciato così: ; da questo punto di vista potevano permetterci di entrarenella storia dei bambini, aiutarli a porre e porsi delle domande. Nella praticadidattica ci siamo lasciate guidare dall'inatteso che per noi non ha maisignificato spontaneismo né casualità. Se un bambino ci chiede perchè il redi Francia si chiamava Franco I e il re di Spagna (nella stessa epoca) Carlo III,prendiamo in considerazione quella domanda, non fornendo un risposta risolutiva,ma attivando una ricerca nella classe. Questo non significa perturbarecontinuamente il programma previsto, bensì ricollocare questo all'interno di ungruppo-classe composto da originalità. L'apprendimento rimane una cosa privatae interna, l'insegnante in questo senso è un facilitatore. L'errore o ladomanda imprevista divengono incidente di percorso, recuperabile e non solo:aiutano a rispettare le teorie e le ipotesi di tutti, permettono di lavorareassieme per rovesciarle e individuare quelle corrette. Questa riflessione haportato prima di tutto alla nostra crescita come insegnanti: eravamo noi a farefatica nel raffrontarci con gli insuccessi dei bambini della nostra classe.Assieme a loro, conversando, ci siamo avvicinati agli stili di apprendimento diciascuno e alla pluralità delle intelligenze."
Le riflessioni di Sandra e Bruna mi permettono di fare un passo successivo versouno degli aspetti sottolineati anche all'interno dei programmi della scuolaelementare: separare il momento della produzione da quello della correzione.Altrettanto importante è evitare di interrompere durante la ricerca di unproprio modo di esprimersi, di comunicare, di codificare e decodificare isignificati. Si può rimandare la discussione e la correzione ad un secondomomento, quando il bambino si è 'fatto capire' e 'ha capito'. Le conversazioni,come tecniche comunicative, hanno un valore in quanto possibili elementiorganizzatori di un progetto di ricerca nella classe, a partire dallacostruzione di regole e consegne, dalla definizione di responsabilità,dall'autocontrollo dei comportamenti e degli apprendimenti. Regole e istituzioniche scaturiscono dall'uso delle tecniche, hanno il compito di sviluppare, enello stesso tempo, di mediare le relazioni tra i sistemi individuali,attraverso la costruzione di un terreno comune di incontro, confronto e ancheconflitto. Come già sottolineato precedentemente è fondamentale la definizionedi regole concordate per i procedimenti conversazionali: non dare niente perscontato; valorizzare e non penalizzare gli errori; chiedere il"come?" e il "perchè?", i procedimenti, ed individuaretempi e ritmi. Una comunicazione significativa e voluta presuppone unatteggiamento attento da parte dell'adulto; un atteggiamento che renda possibilile parole di Don Lorenzo Milani: "L'opera di un educatore consistesoprattutto nell'avere tanta autorevolezza da scoprire l'educatore che ènell'altro e da farsi educare dall'altro".

(*) Si presenta qui rielaborata, la postfazione di Maria Grazia Berlini allibro "Attesi Imprevisti" di Paolo Perticari, Bollati Boringhieri,Torino, 1996
(1) Elise Freinet, "Nascita di una pedagogia popolare" EditoriRiuniti, Roma, 1973; per una bibliografia di approfondimento sugli strumenti P.Perticari (a cura di), "Della Conversazione", Guaraldi 1993, e A.Canevaro, M.G. Berlini (a cura di), "Potenziali Individualid'Apprendimento", La Nuova Italia, Firenze 1996.

Parole chiave:
Comunicazione