CIP…CIP..CIP…

01/01/2004 - Giovanni Preiti

Non è il verso di qualche uccellino, che svolazza sopra alla vostra testa, ma l’acronimo del nuovo Comitato Italiano Paraolimpico, che ha il compito di organizzare e gestire le attività sportive praticate dalle persone disabili in Italia. La nascita di questo comitato ha un enorme significato storico, perché finalmente si avrà un riferimento nazionale per tutti quegli enti, associazioni, federazioni, gruppi che fanno attività sportiva con le persone con deficit, sia intellettivo, sensoriale  fisico. Fino a oggi venivano riconosciute solo le federazioni sportive affiliate alla FISD (Federazione Italiana Sport Disabili), che con la nascita del CIP, scomparirà. Questo è un gran risultato per tutte quelle associazioni sportive, gruppi sportivi, enti che fino a oggi non venivano considerati dalla realtà dello sport ufficiale solo perché non tesserati alla FISD. Citando le parole dell’attuale presidente della FISD Luca Pancalli: “Con la costituzione del CIP, il Paese si dota di un ombrello sotto il quale tutte le varie organizzazioni sportive per i praticanti disabili trovano una propria casa, pur operando in piena autonomia. Per la prima volta, ci vengono riconosciuti compiti aggiuntivi che sottolineano il ruolo sociale dell’ente.”. Il problema dell’attività sportiva per le persone con deficit sembrerebbe così risolto, ma purtroppo la strada è appena all’inizio e si presenta tutt’altro che facile. Si può fare un parallelismo con l’evoluzione dello sport dei cosiddetti “normodotati” in Italia: attualmente la gestione dello sport, anche economica, è a carico del CONI, il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, che, come il nome stesso indica, doveva occuparsi solo della selezione, preparazione e gestione degli atleti da inviare alle Olimpiadi, ma che oggi è diventato  il vero e proprio “Ministero dello sport”. Il CONI, nato nel 1942 con la legge 426, via via assume un ruolo centrale nel panorama nazionale dello sport italiano, anche grazie al supporto economico fornito dal Totocalcio, gestito direttamente dal CONI, che diventa la sua fonte principale di finanziamento, tanto da renderlo autonomo. Il CONI è formato dall’insieme delle Federazioni sportive nate spesso autonomamente (con una parte ad autonomia privata e una parte pubblica gestita addirittura dallo stato anche tramite l’utilizzo di personale stesso del CONI) e poi da esso riconosciute; una federazione per ciascuna disciplina sportiva. Le finalità delle Federazioni sportive sono quasi esclusivamente indirizzate allo sport selettivo, rivolto alla performance, alle gare e ai campionati agonistici e non si occupano dello sport a livello promozionale, ludico, scolastico e tanto meno come strumento sociale o di mera fruizione nel tempo libero. Il CONI si è così evoluto negli anni sviluppando queste caratteristiche proprie delle federazioni che ne fanno parte, compresa la FISD. Nel frattempo, però, lo sport in Italia e in Europa e nel Mondo ha preso un’altra direzione, dando grande risalto allo sport per tutti inteso come strumento di aggregazione per tutti gli atleti, esaltandone le diverse capacità e non le prestazioni assolute che portano inevitabilmente all’esclusione degli atleti meno performanti. Questo non a discapito degli sportivi più forti, che anzi rimangono un’espressione di punta di un movimento che nasce da una base comune per arrivare al massimo livello, costituendo un forte stimolo ed esempio per tutti i componenti del movimento e non solo per i più dotati. Questi fini sociali dello sport per tutti sono stati riconosciuti fin dal 1975 dalla “Carta europea dello sport per tutti” alla quale hanno fatto seguito varie pubblicazioni e modifiche fino alle ultime del 2001, dove è stato definito il quadro delle norme da seguire nel campo delle politiche sportive che devono sottoscrivere tutti i paesi europei integrato e completato da un “Codice di Etica sportiva”.
Il Comitato per lo sviluppo dello sport (CDDS), creato nel 1977, che riunisce tutti i 48 Stati contraenti la Convenzione Culturale Europea, definisce e gestisce un programma di lavoro paneuropeo e predispone le Conferenze dei Ministri europei dello sport.
Cito alcuni articoli del Consiglio d’Europa:

Sport e democrazia
SPRINT programme (Sports Reform, Innovation and Training Programme). Il Consiglio d’Europa assiste i nuovi Stati membri in molti settori, tra cui la legislazione in materia sportiva, mediante il programma SPRINT (Programma per la riforma, l’innovazione e la formazione in materia sportiva). Tale programma è in attività dal 1991 e ha fornito consulenze ed esperienze tecniche a 23 paesi aiutandoli a riformare la loro politica e ad ammodernare le loro strutture amministrative sportive.

Il programma comprende degli aspetti quali la democratizzazione dello sport, la promozione dello sport nella politica generale del paese e la partecipazione di tutte le fasce della popolazione alle attività sportive (Sport per tutti). Sono stati organizzati dei seminari itineranti, dei convegni e un programma di scambi sull’amministrazione e la gestione dello sport.
Lo sviluppo della cooperazione tra le autorità pubbliche e le organizzazioni sportive non governative (ONG) in materia di promozione dello sport sta diventando una priorità nei nuovi paesi membri.
La coesione sociale e lo sport
È rilevante il ruolo svolto dallo sport a favore della coesione sociale: in questo settore il Consiglio d’Europa contribuisce al processo di democratizzazione, in special modo presso i giovani, in applicazione, tra l’altro, della Raccomandazione N.R (99) 9 sul ruolo dello sport a favore della promozione della coesione sociale, adottata dal Comitato dei Ministri.

È stata accordata un’attenzione particolare all’elaborazione di programmi sportivi per i gruppi minoritari, quali gli immigrati, i profughi, i disoccupati, i detenuti e i giovani delinquenti e le persone disabili. I programmi vengono realizzati in stretta collaborazione con le autorità centrali, regionali o locali, oppure vengono affidati all’associazionismo sportivo nei paesi interessati.
La coesione sociale mediante lo sport ha un ruolo particolare e di grande rilievo nel processo di ricostruzione e di riconciliazione nell’Europa del Sud-Est.

Da questi articoli traspaiono le linee guida che l’Europa intende dare alla politica dello sport nei diversi Stati. In Italia, secondo dati Istat (dati del 2000), le persone che praticano attività sportiva saltuariamente o costantemente sono il 28,4 % della popolazione, pari circa a 16 milioni di persone, di questi solo 3 milioni fanno capo al mondo dello sport promosso dalle Federazioni Sportive Nazionali. Non ha quindi senso che il governo dello sport italiano sia composto solo da membri di queste federazioni. Forse Luca Pancalli ha visto giusto nell’unificare lo sport per le persone con deficit sotto la grande casa del CIP, comprendendo tutte le attività sia promozionali che ludiche e scolastiche, auspicando un futuro di collaborazione e costruzione di un mondo dello sport disabili unificato, dando un esempio anche allo sport dei “normali”, che probabilmente dovrebbe prendere esempio dal Comitato Italiano Paraolimpico. Non ho ancora visto lo statuto del CIP (mentre scrivo la riunione per lo statuto non si è ancora verificata), ma auspico  che questa felice idea della FISD non faccia la fine del CONI, che per ora non rispecchia di certo la realtà sportiva del nostro paese e la crescita ed evoluzione dello sport in Italia, Europa e nel Mondo. Il 10 e 11 luglio la FISD si riunirà a Bagni di Tivoli (Roma) per approvare questo statuto; lì vi saranno tutti i membri delle Federazioni affiliate alla FISD: spero che il consiglio che si andrà a creare sarà anche in grado di accogliere e farsi da parte di fronte al sempre più forte sviluppo dello sport da performante a ruolo formativo e di crescita nella totalità della vita di ciascun cittadino, a quello di prevenzione sanitaria, inclusione e coesione sociale, educazione alla democrazia ed economia sociale che sempre più si delinea nella società moderna.  Dovrà quindi includere nella maggioranza i rappresentanti degli enti di promozione sportiva, delle associazioni, del mondo scolastico e collaborare strettamente con essi e, naturalmente, pensare che la maggior parte delle risorse pubbliche non andrà più a favore delle Federazioni, ma al movimento sportivo di base.

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