Ciao Uomo in Rosa - Superabile, febbraio 2009 - 2

26/03/2010 - Claudio Imprudente

Mi piacerebbe ricordare un particolare essenziale del primo incontro avuto con Candido Cannavò. Lui era venuto a Bologna per farmi un’intervista che doveva utilizzare per il suo libro “E li chiamano disabili”. Pensavo che si sarebbe trattato di un’occasione piuttosto formale, in cui difficilmente si sarebbe andati oltre l’impegno professionale e il distacco che questo, il più delle volte, richiede e che si sarebbe congedato appena finito di pormi le domande essenziali, quelle per cui si era scomodato.
L’intervista terminò verso l’ora di pranzo, ed io, così, tanto per dire, gli chiesi che intenzioni avesse, se voleva unirsi a noi. Mi rispose che dava per scontato che avrebbe condiviso quel momento con me e gli altri colleghi del Centro Documentazione Handicap di Bologna.
Questo per dire che, pur potendolo fare, non si è accontentato di una relazione fugace e fredda, ma ha cercato di “andare oltre”, di non restare all’interno del ruolo di personaggio famoso o di giornalista, di mettersi in gioco e di “sporcarsi le mani”… e, a pranzo con me, vi assicuro che questa espressione vive in tutta la sua concretezza.
A pranzo abbiamo parlato di tutto, evadendo i confini dei rispettivi ruoli ed incarichi di giornata. In particolare abbiamo discusso di calcio, entrambi in qualità di esperti e appassionati. Il cameriere, riconosciutolo, si è avvicinato chiedendo un autografo; lui, tranquillo, ha lasciato dedica e firma e poi si è rimesso a chiacchierare. La notorietà, evidentemente, era una parentesi all’interno del resto, e non il contrario.
Alla fine ha pagato lui…
Ciao “uomo in rosa”.

Claudio Imprudente
 

Parole chiave:
Testimonianze-Esperienze