Ci vogliono "piedi caldi e sangue freddo" alla fiera del libro per ragazzi - Superabile, maggio 2010 - 1

06/05/2010 - Claudio Imprudente
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Sì è da poco conclusa l'edizione 2010 della "Fiera del libro per ragazzi", che si è tenuta dal 23 al 26 marzo a Bologna. Uno degli appuntamenti più importanti tra quelli dedicati all'editoria per i lettori più piccoli, seguito quest'anno da una seconda iniziativa, BoLibrì (26-28 marzo), ricca di appuntamenti davvero interessanti. Se infatti la vera e propria fiera esclude, in un certo senso, proprio i destinatari di quei libri, essendo per lo più rivolta agli addetti ai lavori, la sua propaggine, BoLibrì, consente ai bambini e ai ragazzi di conoscere ed entrare in contatto con chi i libri li pensa, li scrive, li disegna, li realizza concretamente, attraverso tanti incontri con autori ed illustratori; di assistere a spettacoli teatrali tratti da libri, di partecipare a vari laboratori e altro ancora.

Come ben saprete, anche i libri per ragazzi si occupano e danno spesso spazio ad argomenti legati alla disabilità. Alcuni sono dei veri e propri gioielli, sia a livello di testo sia a livello di immagini ed illustrazioni. Pur dovendo di necessità ricorrere a meccanismi di semplificazione rispetto ad alcuni argomenti, mi è capitato di leggere alcuni libri per ragazzi che riuscivano ad esprimere una profondità ed una ricchezza di pensiero davvero inaspettate. Ottimo strumento per introdurre a determinati argomenti i giovani lettori, senza dimenticare i casi, numerosi, in cui questi libri si rivelano adattissimi anche ad un pubblico adulto. Questo discorso vale anche per quei libri che affrontano temi quali l'omosessualità o l'intercultura.

La produzione, soprattutto negli ultimi anni, è davvero ricca e, pure se solitamente con un po' di ritardo, anche in Italia si trovano testi interessanti, tradotti da opere straniere o prodotti da scrittori e illustratori nostrani. Segnalo, anche se slegata dall'evento-Fiera del libro per ragazzi, la mostra, conclusasi poco fa al Museo Civico Archeologico di Bologna, dedicata a David B., uno dei maestri del fumetto, francese, all'interno della quale potrete vedere delle tavole tratte da un suo libro meraviglioso "Il grande male" (Coconino Press), una profonda riflessione sul dolore e sulla malattia, in cui un ruolo centrale è giocato dall'esperienza dell'epilessia del fratello di David. Tra i tanti libri per ragazzi che di disabilità parlano, ricordo, tra quelli presenti in questa edizione dell'appuntamento fieristico, "Il bambino che mangiava le stelle" (Salani), opera prima del franco-libanese Kochka, storia di Mathieu, autistico, e Lucie, ragazzina dodicenne e "Ben-X" (Giunti), breve romanzo di Nic Balthazar, dal quale è stato tratto anche il film omonimo diretto dallo stesso autore, dedicato a un ragazzo con la sindrome di Asperger vittima del bullismo dei compagni.

Ma c'è un altro libro che vorrei segnalare con particolare piacere e che, proprio all'ultimo (per ragioni logistiche), è riuscito ad essere presente negli stand della fiera. Si tratta di un libro alla cui genesi ho potuto assistere e, nel mio piccolo, contribuire: "Piedi caldi e sangue freddo. Le mirabolanti avventure di David Littlehorse", di Francesca Zammaretti, illustrato da Elena Tsaplin, edito da Acco Editore.

Il libro si compone di vari racconti, protagonista dei quali è, appunto, David, un ragazzino in carrozzina. Il personaggio si ispira ad un ragazzo vero, l'ambientazione è quella di un piccolo paese nel quale succedono eventi che trovano (quasi) sempre soluzione grazie all'intervento creativo e illuminante di David.

Devo sottolineare un aspetto significativo che finisce per rivelarsi uno dei punti di forza principali del libro: la disabilità di David non si manifesta quasi mai in modo evidente. Salvo che nel primo racconto, il suo deficit non caratterizza le varie storie: non capirete (se non perché ve lo sto scrivendo io...) che David risolve i casi "da fermo"; la sua disabilità non viene tematizzata in alcun modo, non viene fatta oggetto esplicito di riflessione o elemento "risolutivo" delle vicende che si succedono. Insomma, è molto importante che l'autrice sia riuscita a non delineare un personaggio alla "Rain Man", il disabile eccezionale che non si incontra mai, anche perché era piuttosto facile cadere in questa trappola, per due ragioni principali: i lettori di riferimento (bambini/ragazzi) e il genere scelto (racconti di finzione e fantasia con illustrazioni).

Caratteristica più evidente dei racconti sono gli intrecci, mai del tutto lineari (non per questo inaccessibili a "giovani intelligenze"), molto ironici, con elementi paradossali e divertenti "scivolamenti" di senso. Terminano sempre con finti resoconti giornalistici delle storie appena concluse, ma questi, invece di chiarire e riassumere i fatti, costruiscono rapporti causa-effetto stravaganti, non plausibili. Molto sarcasmo, infatti, viene dedicato dall'autrice ad un certo modo di fare giornalismo, ai "filtri" che si possono applicare per interpretare, occultare, etc. la realtà.

Un lavoro "pluri-dimensionale", nel quale si sovrappongono e si intrecciano vari livelli di narrazione, vari argomenti, varie riflessioni. Tutti curiosi ed originali.

Aggiungo solo che il Centro Documentazione Handicap di Bologna ha una sezione dedicata alla letteratura per ragazzi, con particolare attenzione a quei testi che in qualche modo parlano di disabilità: venite a trovarci...tra poco troverete anche il libro di Francesca Zammaretti!

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Claudio Imprudente

 

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