Chissà se Zeus faceva le Olimpiadi o le Paralimpiadi... - Superabile, marzo 2010 - 1

26/03/2010

La neve scende lenta sulle montagne e sulle città. E’ inverno, direte voi, e sarebbe strano che non si verificasse. Peraltro, ogni segnale che rimandi ad una stagionalità più tradizionale e regolare (il ghiaccio, la neve, i pini imbiancati…) mi solleva, perché sembra (sottolineo, sembra) che le cose a livello climatico non vadano poi così male….potere dei simboli! Maledizione dei simboli!
E’ inverno, si diceva, e mi torna in mente che dall’ultima volta sono passati quattro anni, ed era in Italia. Forse per questo se ne era parlato di più, e ricordo che in effetti di articoli se ne leggevano e di servizi in Tv se ne potevano vedere tanti. Comunque, questo credo sia solo una questione di prossimità geografica (in questo caso di distanza, quindi…) dell’evento rispetto al nostro territorio: come insegnano in qualsiasi corso di giornalismo, quello è uno dei criteri con i quali si decidono l’ordine e le priorità, la scaletta delle notizie da dare. Se ne è parlato di meno, questo è certo, non credo sia una mia sensazione. L’edizione precedente si teneva a Torino…
Scende la neve e si preparano le piste…sto parlando delle ormai prossime Paralimpiadi invernali che si svolgeranno a Vancouver dal 12 al 21 marzo p.v.: come sempre seguiranno quelle senza prefisso, le Olimpiadi “normali”, che inizieranno il 12 e si concluderanno il 28 febbraio. Già, come si sa, quest’ordine penalizza il numero di spettatori interessati all’evento paralimpico, perché, comunque, involontariamente ma inevitabilmente, determina un ordine dell’interesse, se così posso dire. Tuttavia sia Sky, sia il servizio pubblico RAI garantiranno una copertura dell’evento senza precedenti: l’emittente di Rupert Murdoch assicurerà sei ore di diretta, un canale dedicato, vari spazi all’interno dei notiziari e uno studio nel quale saranno presenti, in qualità di commentatori, vari sportivi disabili che, in questi anni, si sono distinti nelle rispettive specialità. Spirito di servizio o, effettivamente, il numero di persone interessate alle discipline sportive adattate è cresciuto negli anni, tanto da legittimare un’attenzione televisiva così capillare? E’ la Tv che si adegua alla domanda o, al contrario, è lei che tenta di stimolare un interesse ancora di nicchia? Peraltro capita spesso anche agli sport “normali” di subire oscillazioni nell’interesse generale: ricordate la gloriosa pallavolo italiana? Fin quando si sono vinte competizioni a mani basse, le televisioni trasmettevano partite in diretta del campionato, facevano speciali…stessa cosa capitò, pochi anni fa, con la pallacanestro. Ora le partite, il sabato pomeriggio, la RAI non le trasmette più… E’ interessante, comunque, questo ruolo da supplente di Sky, che arriva dove gli altri non sono più voluti arrivare e, a giudicare dal numero crescente di abbonati, è una strategia vincente. Questo lo auguro alle Paralimpiadi e agli atleti che vi parteciperanno, ma allo stesso tempo mi auguro che di questo tipo di attività sportive, in futuro, non si parli solo in occasione dei grandi eventi. Sarebbe auspicabile, infatti, che questo impegno così massiccio si dispiegasse anche nella normale programmazione annuale. Servirebbe per dare conto dell’evoluzione di certe discipline e della nascita di nuove, dal momento che le quelle “per disabili” evolvono molto in fretta. Si scoprirebbe, inoltre, un ambito, quello sportivo, che è tutt’altro che omogeneo: c’è ad esempio, e non sono questioni semplici né inutili, chi non appoggia affatto l’idea delle Paralimpiadi, chi vi vede una sorta di scimmiottamento delle Olimpiadi, chi, proprio a partire dalle attività delle persone con disabilità, auspica uno sport meno legato a logiche esclusivamente competitive, in cui il valore ludico, di gioco, rischia di perdersi quasi del tutto. Ma, in generale, servirebbe per togliere quel “fastidioso” valore esemplare che si tende ad attribuire ad ogni attività sportiva che venga praticata da persone disabili, che così incarnano loro malgrado una “lezione di vita” e che dimostrerebbero in tal modo che “anche gli handicappati ce la possono fare, con la volontà e la forza d’animo” (sbaglio, o queste servono anche ai “normali” per riuscire a fare qualsiasi cosa?). Effetto dovuto non solo al tono con il quale vengono descritti “gli sforzi disabili”, ma anche alla disabitudine a fruire di certe cose che poi, quando si mostrano, finiscono per assumere un valore paradigmatico, slegato dalla realtà, forzatamente simbolico. Credo che un rapporto ed una conoscenza più sani e consapevoli con e della disabilità possa proprio passare dallo sport e dal gioco, non a caso uno degli strumenti che più vengono utilizzati anche da chi lavora per l’affermazione e la diffusione di una cultura delle diversità.
L’eccezionalità, insomma, non giova a nessuno e il rischio di eventi come le Paralimpiadi è proprio quello di mostrare un’eccezione che tale non è.
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Claudio Imprudente