Caro Tremonti, contribuisco anche io alla crescita del PIL - Superabile, luglio 2010 - 1

05/07/2010 - Claudio Imprudente
Il ministro Tremonti

Quando leggerete questo articolo molto probabilmente le cose si saranno definite e sapremo come si è risolta la questione relativa alla percentuale di invalidità minima necessaria per accedere a determinate previdenze economiche. Ma quando "Vita.it" mi ha chiesto di scrivere un contributo a riguardo, ancora la situazione era incerta. Comunque, questo articolo contiene delle riflessioni che non figuravano sul quotidiano online di Milano. Ne leggerete una versione più "imprudente".

Come diceva una nota pubblicità "sono piccolo e sono nero". Siamo alle solite, ma questa volta ammetto di aver lasciato correre un po' la notizia senza darle troppo peso. Un peccato di egoismo: sapete com'è, salvo eliminare la categoria e il concetto di disabilità (non sarebbe male come idea...), per quanto Tremonti possa tentare di rendere più stringenti i parametri, io sono a prova di riforma. Sono un 100% irriformabile, ostinatamente disabile. Distinguere tra 74% e 85% è un "dettaglio" di cui non mi sono mai dovuto preoccupare. Tuttavia niente è scontato ai giorni nostri, sicché mi sono deciso a contribuire alla (penosa, deprimente) discussione. Non vorrei che poi si dicesse: "Dov'era Imprudente in quei giorni?", "pensava di farla franca, invece...".

Mi sono documentato un po', quel tanto che basta per scoprire che un giornalista de Il Sole-24 ore, con un'analisi meno ideologica, ha spiegato lucidamente l'andamento (in crescita) delle spese per pensioni e indennità di accompagnamento e riportato la questione su un terreno a partire dal quale è possibile individuare mancanze, storture, possibili miglioramenti, riforme senza "evve" tremontiana, ecc.

Come riportato dal dott. Gori, del quotidiano di Confindustria, "l'indennità è l'unica misura nazionale stabile a sostegno dei costi economici causati agli anziani dalla non autosufficienza" e l'aumento del loro numero si spiega con l'invecchiamento della popolazione (gli ultra-75enni sono cresciuti del 23% fra il 2002 e il 2009), con la maggiore informazione rivolta alla popolazione anziana (che in passato usufruiva meno di questa possibilità) e con il fatto che "l'accertamento dei requisiti per riceverla è basato su criteri generici e non standardizzati". Chi deve valutare se una persona può o meno ottenere l'accompagnamento non può basarsi su "alcuno strumento tecnico di valutazione", né a livello nazionale è indicata "una soglia precisa di bisogno" per accedere alla misura. È in questo spazio che si incunea la possibilità di assegnare l'indennità a chi effettivamente non ne avrebbe diritto".

Già il tono dell'esposizione delle notizie cambia, non poco, i termini della questione: a trarre il senso dalle parole del ministro Tremonti, ammettiamolo, la "categoria" passa per un covo di sanguisughe, che succhia privilegi immeritati. Per cui il problema sarebbero sia il diritto in sé, sia la persona che ne gode. Dal quadro delineato da Gori (il quale peraltro sottolinea come le risorse attuali siano oggettivamente insufficienti e non eccedenti) le cose si leggono in tutt'altro modo.

Ho continuato ad informarmi e ho trovato la seconda obiezione convincente, questa volta avanzata dalla Fish: "Il ministro dovrebbe sapere quale sia l'indotto dell'invalidità civile" e "quanta gente ci campi sopra gli invalidi", ad iniziare da "medici, operatori, aziende di ausili e non, una milionata di badanti, patronati sindacali, servizi di trasporto, senza contare il giro di affari attorno al contenzioso relativo al mancato riconoscimento dell'invalidità (400mila cause giacenti con medici legali, consulenti di parte o di ufficio, patronati sindacali, avvocati, per un giro di affari di oltre due miliardi di euro)". "Se questo non genera competitività (un valore assoluto per la schiera degli economisti di cui Tremonti fa parte) sicuramente genera qualcosa di molto simile. (...) Tanto sono timide e prudenti le misure contro i ladri evasori fiscali, quanto sono decise e indiscutibili quelle contro gli invalidi".

Ma c'è una terza obiezione ancora più importante e che riguarda quello che tante persone con disabilità (molte di più se se ne creassero i presupposti) danno al di là di quanto ricevono. Che non riguarda l'indotto creato da chi "campa" sui disabili, ma la capacità produttiva delle stesse persone con deficit. Caro Tremonti, a tutti gli effetti io da circa trent'anni (ne ho cinquanta, il conto è semplice) sono competitivo e, aggiungo, mi confronto sul mercato, riuscendo ad arrivare a fine mese; sono presidente di un Centro di Documentazione le cui attività, cresciute ed intensificatesi negli anni, danno lavoro a circa trenta persone, normodotate e non. E, oltre alla ricchezza strettamente economica che produce, crea una cultura più rispettosa, migliore per chi è disabile e, da lì (ma pensavo che uno sagace come lei questo già l'avesse intuito), migliore per tutti (torneremo su questo argomento a breve). Ma restiamo "sul pezzo" come si dice: ribadisco, io sono un cittadino competitivo e capace, desideroso di lavorare e produrre. Quello che ricevo lo guadagno e lo pago.

Il Paese deve tenere conto di questa risorsa ancora largamente inespressa. Non può cominciare a farlo riducendo ancora di più quei fondi che mettono in condizione le persone con deficit di pensarsi e dimostrarsi come produttive, competitive, creatrici di ricchezza in ogni senso (non solo quello "morale"). Voglio contribuire alla crescita del Pil: chi è con me mi segua. O almeno mi scriva a claudio@accaparlante.it o sul mio profilo di Facebook.

Claudio Imprudente