Bologna e Genova al Cinema a braccetto

30/08/2010 - Claudio Imprudente
CinemAbili 2010

Proiezioni accessibili, sottotitoli e audiocommento, ma anche giurie, critica, scelta con gusti personali ma senza dubbio esigenti. Il cinema può farsi specchio di quanto avviene nel mondo reale, nella società, o può anticipare gli scenari che potranno verificarsi

Il 26 maggio scorso il Centro Documentazione Handicap ha inaugurato una collaborazione con la Cineteca di Bologna per la proiezione mensile di titoli che trattino tematiche sociali. Presso il Cinema Lumière, il Centro Documentazione Handicap ha realizzato la prima proiezione accessibile a persone con deficit della vista e dell'udito, proiettando il documentario "L'isola dei sordobimbi" di Stefano Cattini. Questo è stato il primo evento di piena accessibilità a disabili sensoriali in ambito regionale: la proiezione è stata supportata da sottotitoli per non udenti e da audiocommento per non vedenti (quest'ultimo prodotto dal CDH col supporto tecnico della EVM Service). Era anche presente in sala un interprete di Lingua dei Segni Italiana per garantire la piena accessibilità dell'intervista e del dibattito tenuti a margine della proiezione. La serata ha registrato un'ottima presenza di pubblico: 200 presenze, ben oltre la capienza della sala. Oltre un terzo degli spettatori era costituito da disabili sensoriali, le cuffie noleggiate per l'audiocommento sono state 35. Tanti anche i disabili motori: quando la promozione funziona e quando si mettono le persone nella condizione di fruire la cultura...

 
Lo stesso giorno, a trecento chilometri di distanza, a Genova, si teneva la quarta edizione di Cinem>Abili (www.coserco.it/cinemabili.htm), una delle poche occasioni in Italia dedicate a film che affrontino il tema della disabilità, prestando molta attenzione anche alla qualità tecnico-formale delle opere. Queste, da regolamento, devono essere realizzate da o con persone disabili e/o affrontare, come dicevamo, il tema della disabilità/diversità. A giudicare i lavori in concorso sono da sempre due giurie, una di esperti (del settore e/o di cinema) e di giornalisti, l'altra composta da ragazzi disabili e non che frequentino corsi di formazione o che siano allievi di scuole professionali. I due responsi non si sommano, restano, cioè, separati, anche perché spesso e volentieri non coincidono affatto. Così anche quest'anno e ne parleremo in seguito. Il concorso, per questa edizione, era diviso in due categorie: "Disabilità e lavoro" (il festival è stato patrocinato dall'Inail) e "Fiction", riservato a cortometraggi non documentari.

Peraltro a questa occasione ho preso parte proprio in qualità di giurato: ho ricevuto in anticipo i film per un'attenta visione domestica, in modo da arrivare all'appuntamento genovese "già imparato" e con una classifica virtuale in testa...poi, puntualmente, non ho potuto essere presente ed ho partecipato, inviando le mie due graduatorie e un breve discorso, solo in forma cartacea...una delle evoluzioni possibili per un "vegetale" come me, dal momento che la carta nasce da lì...Una metamorfosi che avrei volentieri evitato, però, perché mi avrebbe fatto davvero piacere confrontarmi vis a vis con gli altri giurati e non "imporre" loro il mio giudizio a distanza. Mi immagino sempre gli accesi confronti e scontri delle giurie di festival importanti (Venezia, Cannes...), riunioni tese, una sigaretta via l'altra...ecco, speravo di vivere una situazione simile anch'io.

I selezionatori di questa edizione non ci sono andati leggeri, soprattutto per la sezione "Disabilità". Non mi aspettavo levità e spensieratezza e la funzione di un festival e di ogni film deve essere anche quella di far riflettere e aumentare il livello di consapevolezza: le modalità e i registri per farlo sono molteplici e l'ironia e la "simpatia" sono solo due opzioni tra tante. A volte non le più efficaci e, tra le opere presentate quest'anno, di certo non quelle privilegiate. Ne ho trovato tracce più consistenti nella seconda sezione, quella dedicata al lavoro. Ma, in generale, emergeva una visione piuttosto cupa della realtà e del futuro.
Come ogni forma d'arte, il cinema può farsi specchio di quanto avviene nel mondo reale, nella società, oppure anticipare gli scenari che potranno verificarsi o, ancora, provocare, stimolare trasformazioni sociali, nel modo di pensare e di fare. Questo a prescindere dal registro utilizzato. Seguendo questo parametro di valutazione, direi che le opere di quest'anno appartenevano più che altro alla prima categoria, ovvero tendevano a restituire il clima di questo periodo storico, che credo in pochi possono vivere come una fase serena e attraversata da tensioni positive. I registi hanno, evidentemente, sentito il bisogno e l'urgenza di raccontare questa "negatività" e questa "disperazione". Un dato interessante e significativo, da non sottovalutare. Così come non è da trascurare che la giuria composta dai giovani ha premiato quelle poche opere in cui un barlume di speranza si intravede: mi piace interpretarlo come un segnale che i giovani "ci credono" di più di noi vecchietti. Scrivetemi come sempre a claudio@accaparlante.it o cercate il mio profilo su Facebook.

Pubbicato su www.superabile.it il 24 agosto 2010