Bellezze in Carrozzina: il primo concorso internazionale per modelle con disabilità a Honnever

29/06/2011 - Massimiliano Rubbi

Ultimamente il rapporto tra disabilità e bellezza, in vario modo coniugato, sembra avere scavalcato le barriere psicologiche che fino a non molti anni fa facevano ritenere improprio l’accostamento tra estetica e handicap. L’esempio più clamoroso di questa inversione di tendenza è il successo di “MissAbility”, reality show che consiste nella competizione tra donne con “handicap visibili” e che in Olanda è risultato uno dei programmi più seguiti del proprio genere nel 2006 (con vincitrice incoronata dal Primo Ministro!), tanto che già si parla di una prossima edizione italiana, a ruota rispetto a quelle già programmate in altri paesi europei e negli USA.
Le polemiche sul reality show hanno comunque evidenziato la difficoltà, quando si associa la disabilità alla “gara di bellezza”, di sfuggire da un lato ai moralismi e ai pietismi e dall’altro allo sfruttamento commerciale di una menomazione. Un equilibrio più consolidato in questo senso risulta quello costruito da “Beauties in Motion”, concorso di bellezza organizzato dall’omonima agenzia di modelle e riservato a ragazze mannequin in sedia a rotelle, giunto nel 2007 alla quarta edizione. Quest’anno, in risposta a un interesse mostrato da alcuni dei principali media anche italiani (Corriere della Sera, RAI) a inizio aprile, si sono iscritte alla competizione ben 218 donne da 11 paesi (inclusi Italia e Canada), e le finali si terranno il 1° ottobre 2007 a Hannover.
Abbiamo parlato del concorso e di alcune sue implicazioni con Renate Weidner, una dei due ideatori.

Come descriverebbe il concorso “Beauties in Motion”?
“Beauties in Motion 2007” è un concorso di modelle per donne in carrozzina. Quest’anno, per la prima volta, è pubblicizzato a livello internazionale in tutto il mondo e pertanto è l’unico nel proprio genere.

Come è nata l’idea di un concorso per modelle in sedia a rotelle?
L’idea è nata in un caldo giorno d’estate in una gelateria. In cerca di un nuovo progetto, gli iniziatori, io e Ralph Büsing, ci siamo imbattuti nella questione dell’auto-immagine delle persone con deficit. Noi stessi siamo ambedue affetti da disabilità, per cui conosciamo l’importanza dell’argomento.

Avete apportato modifiche al concorso durante le sue diverse edizioni?
Sì, perché questa competizione non era solo qualcosa di completamente nuovo per le partecipanti. Ecco perché abbiamo sviluppato il concorso ogni anno. Nel primo anno il concorso era pubblicizzato solo per donne, nel secondo anno anche per uomini. Al terzo abbiamo lavorato per la prima volta con una coreografia professionale, e quest’anno diventiamo internazionali per la prima volta. Solo con le donne, però.

Quale sostegno avete ricevuto da istituzioni pubbliche e sponsor privati? Avete sperimentato tensioni tra la vostra concezione del concorso e opinioni diverse degli enti a supporto?
Il sostegno da istituzioni pubbliche della città o della provincia [Hannover e la Bassa Sassonia, ndr] è, per dirla nel modo più amichevole, piuttosto limitato. Partecipano principalmente per “salvare la faccia”. Gli sponsor privati sono nel nostro caso ditte che ci sostengono numerose, soprattutto finanziandoci con prodotti della loro area professionale, il che significa che un fornitore di catering dona cibo, un hotel le sistemazioni, un negozio di moda abiti… Non vogliamo nascondere a questo punto che sta diventando sempre più difficile ottenere sostegno finanziario, benché senza di esso le cose non possano funzionare bene.

Potete raccontarci qualche storia e aneddoto significativo, eventualmente anche negativo, della vostra esperienza del concorso?
Beh, all’inizio abbiamo incontrato molta incomprensione, in modo abbastanza comico soprattutto da parte di persone con deficit. Un gruppo autonomo femminista di disabili ci ha perfino minacciato con un attacco di fialette puzzolenti durante una presentazione al luna park. Ma, come si vede, non sono riusciti a spostarci dalla nostra strada.

 Nella vostra esperienza, come reagiscono le concorrenti  al fatto di  il sentirsi desiderate e osservate sessualmente, come avviene in ogni concorso di bellezza?
Il primo anno abbiamo fatto un’esposizione fotografica con le finaliste. Le immagini erano scattate da Olaf Heine, un famoso fotografo che vive e lavora negli USA. Al vernissage una delle finaliste piangeva davanti alla propria foto – era la prima volta dopo il suo incidente che vedeva se stessa come una donna.
La cosa più importante è che le donne possano fidarsi di noi. Sfortunatamente in questo campo ci sono anche “pecore nere”, che abusano del fatto che queste donne desiderino tanto vedersi come tali, e più tardi vendono le loro foto ad amelotasi [feticismo legato alle amputazioni, ndr].

Che tipo di contributo pensate che “Beauties in motion” possa apportare alla percezione sociale della disabilità?
“Beauties in Motion” sta ricevendo grande risonanza dai media. Solo attraverso questo il tema della disabilità viene portato al pubblico continuamente. Soprattutto, però, “Beauties in Motion” sta mostrando in modo impressionante che bellezza e disabilità fisica non si escludono l’un l’altra.

Per informazioni e fotografie – e per sapere chi ha vinto l’edizione 2007:
www.beautiesinmotion2007.com
(sezioni in tedesco, inglese, spagnolo, italiano, francese e turco!)