Aspettando il Calamaio

01/01/2004 - Elisabetta Zanardi

La settimana trascorsa tra il primo e il secondo incontro con gli animatori del Progetto Calamaio è stata molto utile per riprendere, commentare e approfondire l’esperienza vissuta in quell’intenso pomeriggio. Il giorno immediatamente successivo ho rivisto l’intero percorso insieme ai bambini, abbiamo rielaborato oralmente la fiaba del Re 33 e abbiamo trascritto le risposte da loro fornite alla scommessa proposta da Stefania. I bambini mi hanno inoltre chiesto molte informazioni sulla sua vita, sulle sue esperienze, sulla nostra amicizia, cercando di colmare la curiosità che le domande fatte a Stefania e le sue risposte, per problemi di tempo, non erano riuscite a soddisfare.
Come spesso accade, i bambini tendevano a una sopravvalutazione di Stefania e delle sue qualità e il mio intervento, in questo caso, si è limitato a parlare di lei con molta franchezza e sincerità, cercando di far loro capire che si tratta di una persona come le altre, con pregi e difetti, capacità e limiti, la cui diversità, determinata dal deficit oggettivo di cui è portatrice, è solo una delle sue tante caratteristiche che non determina necessariamente un’intelligenza, una sensibilità o un coraggio superiori alla media.
Ho potuto verificare come un primo, importante obiettivo fosse stato raggiunto: i bambini avevano vissuto un’esperienza positiva, si erano divertiti, avevano partecipato in termini cognitivi e affettivi all’esperienza e serbavano, del pomeriggio trascorso insieme, un ricordo gioioso. Erano stati inoltre in grado di superare la paura e la diffidenza che l’impatto iniziale con Stefania avevano determinato e la consideravano, a tutti gli effetti, una nuova amica.
Nei giorni successivi ho ricordato ai bambini anche la proposta di approfondimento indicata da Roberto prima della conclusione dell’incontro: riflettere su come sarebbe un paese in cui tutte le persone siano uguali. Anche in questo caso il lavoro è stato molto interessante: i bambini hanno sviluppato significative considerazioni, abbiamo lungamente parlato delle caratteristiche di questo paese e dei suoi abitanti. Al termine della discussione orale, ho diviso la lavagna in due parti e ho scritto sotto al titolo suggerito dai bambini, “Il paese dei Tuttiuguali”, su due colonne, VANTAGGI e SVANTAGGI: ho quindi chiesto ai bambini di elencare, così come li ricordavano, gli elementi che avevamo individuato e che io trascrivevo, sotto loro dettatura, alla lavagna.
Il lavoro era già iniziato da tempo quando molti bambini hanno cominciato a osservare che gli svantaggi superavano numericamente, e di molto, i vantaggi. Ho suggerito loro di pensare bene ai vantaggi di una situazione del genere, affermando che forse stavano dimenticando qualcosa, ma nonostante le mie sollecitazioni, i vantaggi sembravano davvero minimi. Abbiamo così concluso che gli svantaggi superavano di gran lunga i vantaggi, che vivere in un simile paese non doveva essere poi tanto divertente; il discorso si è poi spostato sulla nostra realtà, sul gruppo classe, e molti di loro hanno considerato che il piacere derivante dallo stare insieme era legato anche alla diversità dei singoli bambini, ognuno in grado di portare un arricchimento al gruppo nel suo insieme.
Questo è l’elenco che hanno elaborato:

IL PAESE DEI TUTTIUGUALI

VANTAGGI

SVANTAGGI

sono tutti amici

tutti hanno le stesse idee, lo stesso carattere, gli stessi sentimenti

non ci sono guerre

tutti sanno le stesse cose: a scuola ci si annoia

non ci sono le classi sociali

nei giochi e negli sport non ci si diverte

tutti hanno le stesse cose

non ci sono segreti

non ci sono ladri.

nessuna scoperta

 

nessuna sorpresa