Archeologia di una rivista

01/01/2004 - Giovanna Di Pasquale

Il tema del turismo accessibile, e delle opportunità legate al tempo libero e alle vacanze per le persone disabili, comincia timidamente a farsi strada una ventina d’anni fa. Da  allora molte cose sono cambiate. Da allora molte cose sono cambiate? È vero, si vive la sensazione di attraversare mutamenti di ordine culturale e sociale, mutamenti non lineari, che danno luogo a ripensamenti e stasi, a veri e propri ritorni all’indietro. Da cosa è, allora,  possibile percepire i cambiamenti?
Per una rivista come “HP/Accaparlante” andare a vedere cosa è cambiato in certi ambiti o settori in termini del sentire comune ed esperienze personali, può significare salire in archivio per riprendere in mano un numero pubblicato nel luglio del 1987 che affrontava il tema del rapporto fra vacanza e disabilità.
Rileggere, oggi, quelle pagine è davvero compiere un viaggio nella storia e nella memoria del Centro Documentazione Handicap di Bologna, filtrata dalle scelte di una piccola, ma per molti versi anticipatrice, realtà editoriale. Ne presentiamo una scelta che può permettere di riavvicinarsi a un modo di lavorare le informazioni fortemente ancorato a quel contesto di spazio e tempo specifico ma, che, in forza di questa inattualità, produce pensieri sull’oggi, su quello che si è modificato e sulla reale e apparente stasi di modi, stili, condizioni di realizzabilità. Anche a partire dall’utilizzo di definizioni e terminologie che, come leggerete, ci appare distante e ci fa, ancora una volta, constatare come le parole indichino con forza le immagini culturali e identitarie cui fanno riferimento.
In questo senso l’attenzione alle parole usate è attenzione alle persone di cui si parla, ed è un tipo di attenzione di cui oggi non possiamo più fare a meno.

Di cosa si parlava
I testi riproposti inquadrano il tema con contributi eterogenei, più o meno “classici”: i trasporti utilizzabili (treni e aerei) in “Viaggiare in carrozzina... non è impossibile”; il punto di vista degli albergatori tacciati in quell’estate di comportamenti discriminatori in “Albergatori a confronto”; un resoconto su Rimini capitale del divertimentificio tratteggiato da un riminese doc in “Rimini k.o”; la storia di uno dei primi ostelli accessibili in Italia in “Un ostello. Finalmente!”; il racconto a  mo’ di favola sul sogno di un re che aveva la testa fra le nuvole perché voleva trasformare la città a misura d’uomo in “Il re e lo straniero”.
Non era semplice affrontare il tema del turismo usando gli strumenti del giornalismo e dell’inchiesta, spingendosi, quindi, oltre le più canoniche rivendicazioni dell’associazionismo di categoria, per dare spazio anche ad altre voci come quelle degli albergatori o dei primi “imprenditori turistici solidali”.
L’obiettivo era, e rimane, quello di andare oltre l’aspetto tecnico e riabilitativo dei soggiorni per disabili, per aprire riflessioni sul senso dell’esperienza del viaggio e della vacanza come spazio per provare la rottura del quotidiano e andare verso quella faccia del mondo lieve e colorata che sempre a tutti piace pensare di trovare quando “andiamo in vacanza”.
Già in quel numero dell’87 la riflessione era portata avanti utilizzando, in molti dei contributi, lo stile dell’ironia, un linguaggio anche un po’ feroce che, come testimonia il pezzo su Rimini, ci fa ancora sorridere e pensare, pur nella constatazione delle opportune modifiche che, in questo caso benignamente, il passare del tempo ha portato. Il taglio ironico ma non solo; la fiaba, il racconto del reale che si fa metafora: tutti modi per tentare, e in parte crediamo, per riuscire una trattazione di temi importanti per la vita delle persone in modo leggero, che rompe la divisione netta fra innocenti e colpevoli coinvolgendo tutti, chi scrive e chi legge, nella ricerca di punti di vista meno scontati perché come già scriveva la redazione dell’87 “anche a noi, ogni tanto, piace guardare in alto”.

Cosa è cambiato?
Rileggendo gli articoli è possibile avere elementi per alcune riflessioni sugli aspetti che, in modo più eclatante, si sono modificati rispetto alle possibilità di viaggio e vacanza di una persona disabile o con problemi di gestione autonoma degli spostamenti. Cambiato è il modo di concepire l’offerta del turismo: dal monopolio di un idea di vacanza di gruppo in strutture dedicate e ovviamente distinte,alla pluralità di proposte possibili, pluralità che, a dire il vero, è ancora più sulla carta che operante in modo generalizzato ma che, oggi, sposta la direzione del turismo accessibile verso mete e condizioni non più riservate. Cambiato è, ancora, il livello delle informazioni raggiungibili sia in senso quantitativo che qualitativo: si hanno molte informazioni, alcune di queste sono caratterizzate da una buona qualità di attendibilità; rimane invece molto lontana  un’organizzazione efficace nel reperimento e nel costante aggiornamento di questa mole sempre più consistente di informazioni.
Questi cambiamenti testimoniano di un’evoluzione più ampia che coinvolge l’intera visione del percorso di vita della persona disabile. Il diritto alla mobilità si inserisce in un quadro di cittadinanza che va oltre la rivendicazione per porsi come modo, uguale fra gli altri, di provare e affermare se stessi. In questo senso i mutamenti positivi che si sono verificati appaiono come segnali di  un percorso di attenzione alle persone in crescita anche se, per molti aspetti, ancora provvisorio.
Ci pare, comunque, di poter dire che se 15 anni fa la voglia di viaggiare poteva essere letta da qualche referente ottuso come un vezzo di distinzione o una richiesta di superfluo, oggi la scelta di andare in vacanza, di muoversi, di viaggiare si afferma inequivocabilmente come uno dei segni importanti e non voluttuari del proprio essere appieno nel mondo.