Appunti sul Rapporto di Amnesty International 2004

01/01/2004 - Tommaso Mariotti

Sud, est, ovest e nord: coordinate spaziali, fisse e immobili come trattini su una carta di geografia politica agitano la mente di governi intenti a ridisegnare a ogni latitudine il mondo, a propria immagine e somiglianza. I potenti della Terra preferiscono guardare al mondo tutto attraverso i buchi delle serrature delle loro stanze chiuse e ovattate dei loro palazzi, ma fatalmente il mondo è troppo grande per rientrarci, troppo misterioso e sconosciuto ai vari siliconati ormai sempre più impotenti a governarlo, troppo complesso che preferiscono ridurlo alle macerie della guerra, della fame, della precarietà e della paura, condita delle menzogne a cui loro stessi finiscono per credere, allontanandoli inesorabilmente dai miliardi di persone da cui cercano consenso. Dichiarano l’esistenza dell’Europa senza gli europei, s’inventano il “Grande Medio Oriente” dall’Afghanistan al Maghreb dopo aver massacrato qualche centinaia di migliaia di persone…
Est diventa ovest, che a sua volta è sud nel profondo nord: le coordinate saltano e si confondono continuamente, non si fermeranno. L’atlante politico non spiega più niente, la geografia umana di questo pianeta è in costante cambiamento, milioni di persone in questo momento si muovono, scappano, sperano una vita migliore affrontando viaggi interminabili senza la certezza di arrivare, e se arrivano le cose si complicano.
Le società del mondo si scompongono e ricompongono vorticosamente, riguarda tutti e ciascuno gli abitanti del globo terracqueo, in un incrocio senza pari nella nostra storia, tra minacce drammatiche, e apparentemente prevalenti, e promesse confuse che agitano le menti e i cuori delle autentiche maggioranze, che cercano pace. E siamo solo all’inizio. Sto esagerando? Le cose vanno meglio? Speriamo nella sinistra al governo? Proviamo un momento a guardare il pianeta dal punto di vista dei boatpeople, o chiederlo a qualche “extraterrestre” che si è appena trasferito sotto casa. Mi domando perché ci dicono che l’Occidente è un incubo nei loro Paesi, oppure un’illusione speranzosa subito infranta, dovremo rifletterci. Anche il Rapporto di Amnesty International 2004 drammaticamente ci conferma, attraverso ben settecentoquattro pagine, la tremenda disabilità dei Sud, e al tempo stesso ci mostra i Nord come un grave handicap per la ricerca di una vita migliore, o se preferite, sono pressoché tutti i governi e gli Stati a rappresentare un handicap per la crescita di società sempre più disabili: negazione delle libertà di associazione e espressione, negazione dei diritti di rifugiati e immigrati, torture e violenze varie in particolare verso donne e bambini e dulcis in fundo la pena di morte. Certamente dittature e organizzazioni terroriste sono giustamente additate tra i vari responsabili, ma è interessante il riferimento del Rapporto rispetto agli Stati democratici: “Dopo l’11 settembre del 2001, governi di tutto il mondo hanno portato avanti programmi di dichiarata repressione. […] In nome dell’ “antiterrorismo” sono state perpetrate uccisioni illegali”, e non ci possiamo scordare delle guerre guerreggiate in nome della democrazia, o la vicenda delle torture in Iraq. Ma il quadro si complica in relazione all’Africa Subsahariana, in cui i governi e gruppi armati impiegano “bambini-soldato per le guerre, e come schiavi sessuali”, o ancora “la violenza sulle donne ha continuato a essere accettabile e le donne si sono viste negare frequentemente e apertamente i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali”. Un vero e proprio attacco contro l’umanità. Per non parlare dei disastri prodotti dalle mine antiuomo proprio nei paesi africani, che negli ultimi anni hanno visto incrementare fortemente il loro mercato nonostante le ripetute e illustri denunce, e inevitabilmente le mutilazioni a danno delle popolazioni civili crescono a dismisura. La disabilità nei Sud prende forme indicibili ai nostri occhi, di tutt’altra natura rispetto a quelle che comunemente conosciamo, soprattutto perché è una disabilità indotta, che ha nomi e cognomi di responsabili, di istituzioni e di bande armate. Il Mozambico, che è uno dei paesi più colpiti, nel ’97 ha addirittura firmato accordi per impedire il mercato delle mine antiuomo e programmi di bonifica del territorio… invano! Gli stessi governi occidentali, che risultano principali responsabili nel mercato di queste mine, finanziano le Organizzazioni Non-Governative che sono al lavoro per lenire dolori e deformazioni. Un circolo vizioso che non sembra avere fine, nonostante la buona fede nell’impegno di tantissime persone grazie a cui intere cittadine si sono trasformate in veri e propri centri medici, spesso sgangherati e arrangiati, ma dove la creatività per salvare la vita diventa soprattutto una spinta solidale a cercare che la vita migliori. Un impegno sociale che diventa lotta affermativa della vita. La stessa che spinge i milioni a emigrare, a sottrarsi e reagire alle violenze, non smettendo mai di sorridere mentre si raggiunge le nostre terre. La stessa lotta che è l’emozione che ci ha spinto a urlare pace nelle piazze perché ne sentiamo l’esigenza nella nostra vita tutta. Un’umanità irrequieta, non più normalizzabile in ogni senso, che può riconoscere quanti aspetti ha in comune come una premessa indispensabile per valorizzare la propria diversità. Stavolta, siamo disposti noi, “visi pallidi”, a imparare di più e cambiare in prima persona?

Parole chiave:
Mondo e Terzo Mondo