Amici sì, amanti mai

01/01/1992 - Gaia Valmarin

Parlare di sesso è diventato fin troppo facile. È stato presentato in tutte le maniere e le depravazioni immaginabili, così da renderlo uno strumento di consumo a livello di massa.
C'è ancora da lottare contro i pregiudizi, non bastano l'integrazione a scuola e sul lavoro. Il rischio è quello degli eterni bambini, lontani da qualunque possibilità di legami sentimentali.

Nell'uomo la sessualità ha un significato estremamente ricco di accenti e di implicazioni psicologiche: essa costituisce un elemento imprescindibile di completezza della persona umana ed è per questo che non può essere vista solo in funzione riproduttiva.
Come abbiamo già accennato, la sessualità è una parte di ogni persona, è un bisogno primario, è un modo essenziale per comunicare con se stessi e con gli altri. Ed è così anche per le persone portatrici di handicap, che restano persone innanzi tutto; vivere la propria sessualità è per loro, come per tutti, necessario e giusto. Non è un caso che se ne parli oggi; fino a ieri l'handicappato è stato negato, rinchiuso, emarginato, e con lui, ovviamente, e forse in modo preminente, è stata negata la sua sessualità.
Ancora oggi il suo stato di emarginazione non è stato superato, ma sempre di più si allarga la lotta condotta spesso in prima persona, per affermare i suoi diritti alla scuola, alla formazione professionale, al lavoro e quindi conseguentemente anche alla sessualità. D'altra parte farlo oggi può essere più facile di una volta. Ormai a tanti "sani" è capitato di incontrare in qualche modo quelli che fino a ieri erano solo i "mostri del Cottolengo". Si va a scuola insieme, sono compagni di lavoro, li si incontra per strada, sul tram. Si è, insomma, iniziato a non averne paura, a conoscerli, a capirli.

Peter Pan per sempre

Le premesse dunque per incontrarsi, anche su un piano più personale, più intimo ci sono, si tratta solo di non buttarle via. Se si realizza un rapporto d'amore tra un handicappato e un "sano", c'è comunque il problema di "cosa pensa la gente". L'atteggiamento in generale è quasi sempre negativo, di condanna. I meccanismi del pietismo e dell'assistenzialismo scattano in pieno. Amici sì, amanti no.
Spesso in questa logica si approvano le amicizie tra normodotati e handicappati; si sottolinea la particolare capacità di comprensione del "diverso", e va tutto bene fino a quando il disabile non avanza diritti e pretese. Quando questo succede, tutto cambia: le richieste sembrano un affronto, il diritto quasi un sopruso e si fa di tutto perché l'unione finisca "per il loro bene".
Molto spesso il normodotato, cosciente di queste cose, non se la sente di affrontare il marchio di "diverso" e preferisce lasciar perdere, oppure accetta un amore nascosto, frettoloso, pieno di tensione e sensi di colpa, destinato a finire piuttosto prima che poi. Vi sono, nonostante tutto, anche esperienze di coppie in cui uno dei due è disabile. Alle volte insorgono atteggiamenti di dipendenza fisica e psicologica nei confronti del partner. Se è necessaria l'indipendenza dagli altri in generale, lo è ancor di più, per quanto possibile, dalla persona con cui un handicappato ha rapporti affettivi e sessuali. Il ruolo di compagno o compagna non si concilia facilmente con quello di infermiere.
E' opportuno sottolineare l'esigenza che, nel pensare alle difficoltà dell'handicappato, non vengano trascurate quelle meno gravi di chi gli vive accanto.
Fino ad ora abbiamo parlato delle cosiddette "coppie miste". Se invece la coppia è formata da due disabili, si cercherà di convincerli che la loro unione è impossibile, perché non potranno badare a loro stessi, agli eventuali figli. E' necessario lottare contro queste prese di posizione, queste convinzioni. A volte, è lo stesso disabile a non desiderare una compagna o un compagno nelle sue stesse condizioni, convinto che i propri problemi siano più che sufficienti. Egli, come tutti gli altri, può venire influenzato dai canoni della bellezza e dell'efficienza. Infatti avere un deficit non rende immuni dalla debolezza umana.
E' difficile quantificare quanto un individuo sia completamente consapevole di se stesso; ma chissà come mai, quando si parla di soggetti con deficit ci si associa sempre l'idea di un'eterna infanzia, di "Peter Pan per sempre", lontani da qualunque possibilità di legami sentimentali.

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Cultura, Sessualità