Al di là del mio naso c'è...

29/04/2010 - Sandra Negri
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Di persone speciali e di situazioni ricche di movimento è pieno il mondo. Ma bisogna andarle a scovare.
Sì, perché il movimento è lo scopo di quelle persone; la sperimentazione di nuove soluzioni è la loro attività; la crescita e l’evoluzione degli individui e della cultura è il loro obiettivo.

Tutto questo impiega tempo, energia, risorse. E così non ne rimangono più tante per creare visibilità, fare promozione, creare agganci strategici.
Ma noi abbiamo un grande privilegio. Il nostro lavoro ci porta ad incontrare spesso questo tipo di realtà. Non siamo noi che li andiamo a scovare. Sono loro che ci coinvolgono e ci rendono complici del loro percorso.
Il mese scorso ci siamo trovati invischiati con un gruppo di persone particolari, strane, fuori da ogni senso logico. Gente che, incurante di ciò che accade intorno a loro – e a tutti noi – lavora per una cultura della integrazione, della condivisione, dell’accoglienza delle difficoltà e della valorizzazione delle risorse.
“Al di là del mio naso c’è” è il nome della associazione vissuta e animata da questi strani individui. Ci troviamo nel territorio bergamasco, precisamente a Fara Gera D’Adda. Questo il luogo dove abbiamo realizzato un paio di incontri di formazione e una serie di momenti di condivisione delle idee, degli intenti, delle difficoltà e dell’energia che muove loro e noi; dove abbiamo respirato un’aria di comunità, di rete, di famiglia.

Al nostro arrivo ci attendeva un gruppo di genitori appartenenti alla associazione. Con loro abbiamo intrapreso un lungo e stimolante confronto fra la loro esperienza di famiglie (la maggior parte delle quali portava il vissuto della disabilità) e le nostre riflessioni personali e di gruppo. Fino al momento in cui il nostro incontro è stato impetuosamente interrotto da un gruppo di bambini e ragazzi che desideravano ardentemente conoscerci. Il loro arrivo ci ha permesso di passare dalle riflessioni alla vita vissuta e condivisa. Il gruppo si è moltiplicato, l’energia è cresciuta. L’incontro è diventato ancor più un contatto di sguardi e sorrisi, conoscenza diretta e divertimento.
In pochi istanti abbiamo potuto sentire come quella associazione abbia molte facce. Così come ha molti volti la disabilità: la fatica della vita quotidiana, la rabbia per il mancato incontro con l’altro, con gli strumenti giusti, con le risorse necessarie. Ma avendo il desiderio e la disponibilità di andare oltre ci si apre ad altri aspetti e si può scoprire il volto della gioia di un incontro, del divertimento condiviso, della creatività ad improvvisare un gioco o una canzone, della festa e dell’allegria, dell’impegno, della partecipazione e della crescita personale.