Al centro dell'attenzione

01/01/1998 - Sandro Bastia

Il mondo attorno ai centri socio-riabilitativi per disabili in questi anni è profondamente mutato, occorre quindi ripensare e ripensarsi all’interno di queste nuove realtà, partendo però dalle esperienze di questi anni e dal valore che queste hanno.
Gli articoli che seguono vorrebbero tentare uno sguardo panoramico, una porta che lascia schiudere una fessura mostrando come attualmente, dietro a quelle etichette, si celino esperienze profondamente originali, ricche di contenuti, saperi professionali, linguaggi diversi ma con significativi punti di contatto. Abbiamo voluto accostare riflessioni sullo stato dell’arte dei centri socioriabilitativi, semiresidenziali provenienti da ambiti diversi (psichiatria, neuropsichiatria infantile, servizi sociali ecc.) e da persone impegnate a vario titolo nei servizi, dal livello organizzativo manageriale a quello dell’utente frequentatore. Tutti con la stessa dignità a testimoniare quanta strada è stata fatta.

Gli anni ’70 e la deistituzionalizzazione

I centri socio-riabilitativi, per persone handicappate nascono intorno agli anni 70, sull’onda della deistituzionalizzazione e della partecipazione attiva dei cittadini alla vita delle istituzioni. Inizialmente i centri hanno faticato a trovare un nome: centro gravi, centro diurno, centro medico sociale e tante altre etichette che definivano organizzazioni e progetti diversi, ma che con il tempo hanno assunto, pur nella originalità di ciascuno, alcuni punti di continuità.
Questi elementi di continuità hanno contribuito a far nascere un sapere, una cultura, costruita riflettendo sulle esperienze che venivano via via compiute. Questo sapere ha avuto, in tutti questi anni una forte ricaduta all’interno dei servizi socio-assistenziali e terapeutici, migliorando molto la qualità di vita nei centri, aumentando gli strumenti operativi degli educatori e anche di tutti coloro che con altre professionalità vi hanno lavorato. Queste esperienze si sono poi confrontate con altri settori: nella scuola, con altri servizi. Ci sono stati "travasi" tra i vari settori, ed ora il "centro diurno" non è più appannaggio solo dei servizi per l’handicap.
Sono passati quasi trenta anni dall’avvio dell’esperienza dei centri.
Le istanze che hanno portato alla nascita dei centri sono superate, date per acquisite forse, o comunque affiancate da altre esigenze, altre richieste "dell’opinione pubblica" che vengono vissute come più importanti o come più urgenti. Ma gli handicappati e i centri socio-riabilitativi rimangono e vivono di una vita propria, spesso semi sommersa, legata a contesti sociali ed a pratiche acquisite faticosamente con gli anni, con il tempo. Poco visibili forse ma non per questo meno importanti o svalorizzati.

La contrazione dei servizi

Oggi i centri, chi vi lavora e con loro le persone handicappate e le loro famiglie, devono confrontarsi con un momento di fortissima crisi e "contrazione" dei servizi. La richiesta di strutture, di posti, è forte ed i costi non riescono più ad essere sostenuti dagli enti locali e dalle Ausl. Inoltre i centri (o semiresidenze, stando alle nuove disposizioni legislative) essendo strutture che "curano" ma non dimettono (poiché i bisogni a cui rispondono non finiscono praticamente mai) rischiano di essere visti come strutture meramente assistenziali, quindi dove si possono ridurre le risorse necessarie per il loro funzionamento, azzerando così la loro storia ed il loro valore, facendoli così di fatto divenire centri assistenziali. E le questioni che si aprono non finiscono qui: i problemi legati all’invecchiamento degli utenti, l’offerta del volontariato, il bisogno da parte degli operatori di ridefinire i propri percorsi lavorativi affinché vi sia una continua crescita professionale e si potrebbe ancora continuare ad esporre le questioni che si aprono di fronte alla strada dei Centri.