900 anni di emarginazione: alcuni dati

01/01/1988 - Maurizio Serra e Stefano Toschi

L'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI BOLOGNA STA VIVENDO UN PERIODO MOLTO FITTO DI
AVVENIMENTI, DI CELEBRAZIONI E DI STUDI NELLA RICORRENZA DEL SUO IX CENTENARIO.
L'UNIVERSITÀ PIÙ ANTICA DEL MONDO RIFLETTE SUL SUO PERCORSO CULTURALE, SUL SUO
SIGNIFICATO E SOPRATTUTTO SUL RUOLO DI STIMOLO E DI PRODUZIONE DEL SAPERE CHE HA
RAPPRESENTATO IN QUESTO LUNGO ARCO DI ANNI. ED ECCO CHE ANCHE NOI CI TROVIAMO AD
ESAMINARE QUALI SONO I RAPPORTI, GLI OSTACOLI GLI STIMOLI CHE L'UNIVERSITÀ HA
PRODOTTO NEI CONFRONTI DI UNA PERCENTUALE (MOLTO) RIDOTTA DEGLI STUDENTI CHE
L'HANNO FREQUENTATA, MA UGUALMENTE MOLTO SCOMODA ED IN QUALCHE CASO ANCHE IMBARAZZANTE: CI
RIFERIAMO AGLI STUDENTI PORTATORI DI HANDICAPS CHE, SOPRATTUTTO IN QUESTI ULTIMI
ANNI, HANNO FREQUENTATO I CORSI DI LAUREA UNIVERSITARI.


Abbiamo svolto una ricerca basata su interviste ai vari organi dell'Università,che vanno dal personale non docente, ai docenti, ai presidi di Facoltà, acoloro che pur non facendo parte dell'Università sono dei validi interlocutoriper il discorso delle barriere architettoniche: l'Istituto regionale per i Beniculturali e la Soprintendenza ai beni ambientali ed architettonici.
Cominciamo ad esporre i risultati di questo lavoro come è logico con qualchedato statistico.
Conoscere il numero esatto degli studenti disabili che in questi ultimi i annihanno frequentato l'Università di Bologna non è impresa molto agevole dato chedalle procedure d'iscrizione questo dato non risulta. Quindi l'unico modo perdisporre di i qualche riferimento numerico è stato quello di rivolgersiall'Azienda comu- 1 naie per il Diritto allo Studio che in base alla LeggeRegionale 31.1.1983 i n° 8 (Diritto allo Studio universitario) prevedeinterventi a favore degli studenti portatori di handicaps (vedi ari. 9 1della legge).
I dati dì cui dispone l'Azienda comunale per il Diritto allo Studio è probabile che non coprano il numero effettivodegli studenti handicappatiche si sono iscritti in questi ultimi anni; questo è anche il parere delsig. Selva 1 dell'Ufficio Assistenza dell'Azienda \ comunale che ritieneinsufficiente la pubblicizzazione di tali interventi a favore degli studentidisabili (del medesimo parere è il prof. Genovese della "Commissione diverifica dei diritti degli studenti" - vedi intervista del prof. Canevarosul n° 1/1988).
I contributi di legge cominciano ad essere erogati dall'Anno Accademico 1983-84ossia dopo l'entrata in vigore della legge sopra citata. Riassumiamo in questatabella i dati in nostro possesso:

ANNO                 Lettere        Medicina     Giurisp        Magistero     Scienze        Economia     TOTALE
                             efilos.                                                                     politiche       e comm.

A.A 1983/84             7                3                 3                 1                 4                 1                   19
A.A 1984/85             6                3                 2                 2                 3                 2                   18
A.A 1985/86             7                3                 4                 4                 3                 1                   19
A.A 1986/87             4                3                 4                 4                 3                 2                   16

Come vediamo un elemento salta subito agli occhi: la stragrande maggioranza dicoloro che hanno ricevuto sovvenzioni dall'Azienda per il Diritto allo Studi erano iscritti a Facoltà umanistiche, mentre le Facoltà scientifiche classichesono disertate a parte tre studenti di Medicina e un paio di Economia e Commercio (che comunque non rientra completamente fra le facoltàscientifiche). I problemi della manualità, della presenza di prove scritte o diprove di laboratorio di cui andremo a discutere in seguito possono avererappresentato un freno all'iscrizione verso i corsi di laurea scientifici.
Comunque la mancanza di dati precisi non ci permette di avere un quadro esattodi quella che è stata la presenza degli studenti disabili nelle facoltàuniversitarie.
Si diceva della scarsa pubblicità che ricevono queste forme di intervento.Questa percorre due canali principali: la pubblicazione del bando degliinterventi a favore dei portatori di handi-caps sui principali quotidiani e latrasmissione dello stesso alle associazioni di categoria che poi dovrebberorenderlo noto ai propri soci. Manca probabilmente un canale d'informazioneattraverso cui lo studente handicappato anche se non si reca di persona allosportello delle segreterie al momento dell'iscrizione possa conoscere questogenere d'interventi: il problema potrebbe essere risolto con un apposito riferimento negli stampati utilizzati al momento delle iscrizioni alprimo o agli anni successivi del corso di laurea. Tutti gli studenti siiscrivono e quindi tutti verrebbero raggiunti da questo genere d'informazione.


PROBLEMI TECNICI E DI MANUALITÀ

I problemi tecnici sono i primi che si presentano ad uno studente disabile chevoglia frequentare le lezioni all'Università, lo stesso, Stefano, ho optato peril corso di laurea in Filosofia (scelta di cui ora son ben contento) ancheperché l'avevano scelto alcuni amici, che così potevano darmi un passaggiofino all'Università ed anche all'interno di questa aiutarmi negli spostamentida un'aula all'altra. A quest'ultima esigenza ha fornito un valido contributoanche il personale non docente della facoltà di Lettere e Filosofia, per cuiabbiamo voluto sentire dal coordinatore del personale non docente di questafacoltà, sig. Bianchi, se questo fosse uno dei compiti previsti nelle loromansioni. "No, non era un compito previsto dal regolamento. Lo facevamo dinostra spontanea volontà". Questa risposta ha trovato una ulterioreconferma nelle parole di due "bidelli" della facoltà di ScienzePolitiche che svolgono il loro servizio a Palazzo Hercolani: "No, non c'ènessuna disposizione a tal riguardo, però umanamente lo facciamo. Quando uno studente in carrozzella deve andare a lezione al piano disopra lo aiutiamo a salire". Per il personale non docente non è neppureprevisto un corso di formazione professionale incentrato sui loro compiti etanto meno quindi sulla problematica della presenza di questa insolita utenzaall'Università. Ma coloro che abbiamo sentito ne sentono la necessità; infattialla domanda se ritenessero utile un momento di preparazione al loro lavoro nelquale fosse inserita la tematica dell'handicap hanno così risposto:"Pensiamo che l'amministrazione dell'Università dovrebbe rendere operanteuna cosa del genere, che sarebbe utile sia per noi che per gli studenti chehanno bisogno d'aiuto. Questo risulta necessario anche perché in facoltà(Scienze Politiche n.d.r.) ne sono iscritti diversi e non siamo preparati acomunicare (nel senso di superare le difficoltà di approccio) con loro"."Quindi ancora una volta il volontariato è l'unico modo con cui si ècercato di risolvere le difficoltà tecniche degli studenti handicappati perchél'amministrazione dell'Università non ha mai regolamentato questo settore comeci è stato confermato dal prof. Susini (Preside della facoltà di Lettere eFilosofia): "È un problema dell'amministrazione universitaria, dato che unpreside di facoltà non ha autorità sul personale non docente. Non ho mai avuto nulla che dall'ufficio del personale non docente mi avvisasse per esempiodi corsi di qualificazione, di semplici istruzioni o altro".
Comunque questa che possiamo definire impreparazione professionale di fronteallo studente handicappato fisico grave purtroppo non è solo del personale nondocente, ma la si ritrova anche negli stessi professori universitari. Infatti datutti i presidi di facoltà intervistati abbiamo ricavato perplessità e dubbiriguardo ai metodi di approccio e di comunicazione verso gli studenti disabili.Ancora dal prof. Susini: "Qualche professore mi ha detto che aveva un po'di preoccupazione ad entrare in comunicazione con gli studenti handicappati, peresempio aveva la preoccupazione di capire la velocità di percezione da partedel candidato delle domande durante l'esame".
Il prof. Salvioli (Preside della facoltà di Medicina e Chirurgia) parlandocidelle difficoltà che una facoltà incontra al momento dell'iscrizione di unostudente handicappato ha ribadito questa impreparazione del personale docente enon docente: "Credo che anche da parte del personale docente ai diversigradi vi debba essere una preparazione più mirata al rapporto con gli studentidisabili. Fórse siamo impreparati ad averlo". Tutto dipende dal singolodocente ed in questo caso non dovrebbero esserci chiusure mentali tali daimpedire la libera frequenza alle lezioni; i problemi sorgono quando si trattadi entrare direttamente a contatto con lo studente disabile o al momentodell'esame o nella collaborazione per la preparazione della tesi. È a questopunto che emergono i problemi dei docenti che sono sempre superati (se lo sono)a livello individuale, dato che in nessuna delle facoltà da noi interpellateesiste una forma di coordinamento fra i professori allo scopo di discutere etrovare rimedi a tali difficoltà. Gli unici momenti in cui si discute nei consiglidi facoltà relativamente agli studenti disabili sono per motivi espressamenteamministrativi ed istituzionali, come ad esempio per risolvere il problema dellafirma del verbale dell'esame qualora lo studente handicappato fisico siaimpossibilitato a scrivere. Ad ogni modo anche in questo caso non esiste unanorma valida per tutte le facoltà, dato che ognuna affronta o affronterebbe ilproblema soltanto qualora si presentasse direttamente. L'atteggiamento cheabbiamo verificato negli incontri con i vari docenti ci è sembrato orientalealla disponibilità e al dialogo su questo tema. Abbiamo invece rilevato qualcheperplessità quando si è parlato delle reali possibilità e degli sbocchi postlaurea che uno studente senza il controllo degli arti superiori può averesoprattutto nelle facoltà scientifiche. Il prof. Saivioli ha puntualizzato che"la preparazione dello studente di medicina comporta tutta una manualità,poiché altrimenti diventa una preparazione teorica che non ha poi risvoltinella pratica (...) Non possiamo ipotizzare di dare una laurea in Medicina senon viene completata tutta la preparazione medica che non comporta solo quellabiologica. Se invece lo studente possiede l'uso degli arti superiori in manierasoddisfacente, anche se non c'è una mobilità degli arti inferiori, questaconsente quella manualità che lo studente deve acquisire per essere medico.Sennò prepariamo un biologo con delle nozioni di medicina". Noirispettiamo questo punto di vista perché ci sembra dettato dal cosiddetto buonsenso, però d'altra parte ci sembra che il progresso tecnologico nel settoredell'informatica possa determinare degli sviluppi che aiutino a sopperire questamancanza di manualità. Fino a qualche anno fa sembrava impossibile che una persona con ungrave handicap fisico potesse scrivere, ora grazie agli sviluppi nellatecnologia informatica è possibile scrivere e disegnare, quindi nulla vieta dipensare che possa essere realizzato un sistema esperto in medicina che si servadi "terminali intelligenti" per compiere quelle operazioni manualitipiche dell'attività del medico. Ma come viene affrontato l'analogo problemadella manualità in un altro corso di laurea nel quale comunemente si ritieneche sia indispensabile?
Abbiamo formulato questa domanda al prof. Giacomelli (Direttore del Dipartimentodi Fisica) prendendo spunto da un precedente famoso: quello del prof. StephenHawking, professore di Matematica e responsabile del "Gruppo direlatività" al Dipartimento di Matematica applicata e Fisica teoricaall'Università di Cambridge. Questo insigne uomo di scienza è stato colpito dasclerosi laterale amiotrofica, male che devasta i muscoli, che si atrofizzano esi rattrappiscono, non obbedendo più agli impulsi del cervello. Quindi peresplicare la propria attività scientifica si serve di altri studiosi in fisicache trascrivono e ripetono a voce alta quanto viene detto da Hawking. Dobbiamoprecisare che il prof. Hawking è stato colpito da questa malattia dopo averterminato gli studi universitari nel corso dei quali aveva già dimostrato tuttele sue potenzialità nel campo della ricerca. Il prof. Giacomelli ci ha rispostoche "una persona come Hawking è a un livello eccezionale come attività diricerca per cui penso che l'accetterebbero tutti. Però chiaramente se fosse adun livello inferiore ho l'impressione di no. Sarebbe accettato nei momenti incui uno parla di ricerca altrimenti ho dei dubbi". Comunque il prof.Giacomelli non ritiene che il problema della scarsa manualità possa essere discriminante relativamente alle possibilità difrequentare e sostenere gli esami di fisica per uno studente disabile:"Ritengo che la stragrande maggioranza dei docenti non avrebbe difficoltàfino a quando il numero degli studenti disabili fosse ridotto, uno, due o tre,mentre se questo numero aumentasse nascerebbe-ro dei problemi, perché laquestione dovrebbe essere discussa nei consigli di corso di laurea, poi nelDipartimento e così via".
L'opinione secondo cui i problemi debbano essere risolti soltanto quando siverifichi una certa continuità di iscrizioni nel tempo è condivisa dal prof.Barbiroli (Preside di Economia e Commercio) il quale ci ha detto che presso laloro facoltà finora si è presentato solo qualche caso sporadico di studentehandicappato che comunque conservava una certa manualità, per cui non avevanosentito la necessità di dare una risposta istituzionale a tutti quei problemitecnici che possono verificarsi con l'iscrizione di uno studente handicappatofisico grave (come le difficoltà fonetiche all'esame, l'incapacità ascrivere). Il prof. Barbiroli ritiene che questa risposta istituzionale si possadare solo se "la questione si ponesse in maniera significativa o quantomenoripetuta, anche se fosse uno studente solo all'anno però uno ogni anno".Questo dimostra ancora una volta che tutto è lasciato alla volontà deiprofessori e di coloro che si prestano a collaborare con lo studentehandicappato perché possa con una certa regolarità frequentare le lezioni esostenere gli esami. Infatti è impensabile che un numero cospicuo di studentihandicappati si iscrivano ogni anno ad una facoltà universitaria. Non vogliamonegare che la buona volontà dei docenti e di tutti coloro che ruotano attornoall'esperienza universitaria di uno studente disabile sia necessaria, tuttaviaci sembra che questo atteggiamento provochi un continuo rimandare di tuttiquesti problemi e quindi un non voler affrontare in modo organico la tematicadella presenza di studenti handicappati (anche gravi) all'Università.
Le facoltà che genralmente affrontano le questioni che derivano dai problemiche interessano l'intera popolazione universitaria come ci ha ribadito ilprof.Barbiroli: "Di fronte ai problemi enormi che noi abbiamo in unafacoltà come questa (Economia e Commercio) dove la scarsità delle aule èdiventata una situa<ione pressante, difficilmente si riesce ad affronteare unproblema così rilevante, ma così circoscritto quantomeno nell'entità, come lapresenza di studenti handicappati".

Parole chiave:
Scuola ed educazione