2003: anno europeo delle persone con disabilità

01/01/2003 - Massimiliano Rubbi

Come molti di voi già sapranno, il 2003 è stato proclamato dall’Unione Europea “Anno Europeo delle Persone con Disabilità”. Questa rubrica, che intende occuparsi di esperienze e problemi relativi alla disabilità in una prospettiva continentale, o per lo meno cercando di allungare il naso oltre i confini nazionali, non poteva trovare miglior battesimo che in una tale iniziativa. Cerchiamo pertanto di capire su quali basi ci si predispone a sottolineare il ruolo dei disabili nella società europea di inizio millennio.

La dichiarazione di Madrid L’Anno Europeo delle Persone con Disabilità nasce da una proposta adottata dal Consiglio dell’Unione il 3 dicembre 2001. In questa scelta molto hanno inciso gli sforzi dell’European Disability Forum (EDF), un’organizzazione-ombrello di promozione dei diritti dei disabili con sede a Bruxelles, nata a metà degli anni ’90 (entro il progetto Helios II) come voce indipendente di supporto all’attività degli organi ufficiali dell’Unione. Per capire lo spirito dell’Anno Europeo, è essenziale analizzare la “Dichiarazione di Madrid”, elaborata con il contributo decisivo dell’EDF. La dichiarazione è stata pubblicata il 26 marzo 2002 a conclusione del 1° Congresso Europeo sulle Persone con Disabilità svoltosi nella capitale spagnola, ed è una sorta di manifesto politico e pratico per il 2003. Il testo integrale, nell’originale inglese/francese e in traduzione italiana, è disponibile presso il sito web www.madriddeclaration.org. Innanzitutto, la Dichiarazione si apre affermando che “la disabilità è una questione di diritti umani”; ciò per sottolineare che l’approccio non deve (più) essere di tipo pietistico e caritativo, o teso a riabilitare l’individuo per adeguarlo alla società esistente, e che al contrario la società deve modificarsi per garantire uguali opportunità ai disabili come a tutti i propri cittadini. Questa precisazione è rilevante perché è ancora diffusa socialmente una mentalità che vede il disabile come persona “in situazione di bisogno”, marcandone così la differenza, e non come “portatore di bisogni” come tutti coloro che vivono in un contesto sociale. L’Anno Europeo deve perciò contribuire a proporre l’immagine del disabile come soggetto cittadino e consumatore, e non più come oggetto di assistenza. Un'altra annotazione importante: le persone disabili sono “cittadini invisibili”. A differenza di quanto accade con altre fasce sociali, discriminate in base ad un pregiudizio di carattere negativo (tossicodipendenti, zingari…), i disabili sono emarginati in quanto vengono ignorati e dimenticati dalla società in senso vasto. Questa assenza di stigma può forse facilitare una campagna per i diritti umani, ma finora ha contribuito al mantenimento di barriere che di fatto escludono il disabile da una piena partecipazione alle proprie comunità. Per di più, con il carattere di “muro di gomma” che può avere questo genere di barriere: mentre per non assumere un sieropositivo devo esplicitare il mio pregiudizio nei suoi confronti, il rifiuto di un disabile può trincerarsi dietro questioni di opportunità pratica apparentemente più condivisibili. Un terzo e importante punto attiene al concetto di “società inclusiva”, che soggiace a questa nuova visione della disabilità. Infatti, se Maometto non va alla montagna, la montagna andrà da Maometto – ovvero, la società non deve portare il disabile al proprio livello ma portarsi al suo. Occorre dunque ridefinire molte pratiche fin banali, dalle modalità di trasporto alla disposizione degli scaffali nei supermercati, per “disegnare un mondo flessibile per tutti” e permettere l’inclusione di tutti gli individui. Nella dichiarazione, per dirla tutta, non mancano punti controversi e un po’ contraddittori. Ad esempio, l’attività da compiere nel 2003 appare concentrata su leggi e norme sociali da promuovere, il che sembra stridere con la (giustissima) constatazione che “le persone disabili formano un gruppo diversificato”, con esigenze spesso peculiari del singolo individuo e non inquadrabili in provvedimenti generici. Ma questo è un problema inevitabile in una dichiarazione di intenti. Più significativo è il fatto che la Dichiarazione di Madrid insista moltissimo su quanto sia cruciale per la piena cittadinanza del disabile l’accesso all’occupazione e la tutela da discriminazioni sul posto di lavoro. Purtroppo, la tendenza generale in Europa sembra essere quella alla precarizzazione dei lavoratori, in qualche caso non senza l’avallo implicito delle politiche comunitarie sulla “occupabilità”, ed è facile ritenere che di questo smantellamento delle tutele i primi a fare le spese saranno proprio i lavoratori di più complesso inserimento. In ogni caso, la Dichiarazione di Madrid è di grande interesse e di portata molto ampia (diversi punti altrettanto importanti devo tralasciarli per ragioni di spazio), e costituisce un punto di riferimento per chiunque intenda proporre iniziative legate all’Anno Europeo in modo non episodico.

La lunga Marcia In queste ultime settimane il calendario delle iniziative sul sito ufficiale dell’Anno Europeo delle Persone con Disabilità, www.eypd2003.org, si sta popolando di segnalazioni relative a diverse nazioni. Gli eventi non sono tutti strettamente legati alla celebrazione, ma l’Anno Europeo serve soprattutto ad accendere i riflettori sui “cittadini invisibili” e sulle iniziative da loro – prima e più che per loro – organizzate, orientandole al contempo verso obiettivi di lunga portata nell’integrazione sociale. Su proposte di questo genere legate al 2003 è possibile reperire informazioni sul web – più che su altri media, la cui carente e distorta rappresentazione della disabilità è questione su cui l’EDF stessa propone diverse campagne di pressione. C’è però un’iniziativa direttamente integrata nell’Anno Europeo, che ne costituirà l’aspetto più evidente: la “Marcia delle Persone”, un autobus coloratissimo che attraverserà l’Unione Europea e concentrerà intorno alla propria vistosa presenza campagne di sensibilizzazione ed eventi. Il bus parte dalla Grecia il 23 gennaio, e concluderà il suo percorso in Italia dal 29 ottobre al 4 dicembre; ci sono dunque quasi 10 mesi di tempo per non farsi trovare impreparati al suo passaggio. Inoltre, se passate le vacanze estive a Londra o Stoccolma e vedete spuntare fuori un pullman che sembra uscito direttamente dalla copertina di Sgt. Pepper, saprete di cosa si tratta… Purtroppo, ad inizio 2003 ancora non c’è traccia di un sito ufficiale sulle campagne in Italia; l’Organismo nazionale di coordinamento è stato recentemente istituito presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ma la sua comunicazione appare finora carente. Questo nonostante il nostro paese abbia un ruolo di primissimo piano nell’Anno Europeo, ospitandone a Roma la manifestazione di chiusura il 3-4 dicembre in concomitanza con la presidenza di turno dell’UE. Mi pare che l’Italia, nel suo complesso, non abbia finora proposto molte iniziative concrete entro questa cornice; ci si può augurare che molto “bolla in pentola”, o che ci sia un bombardamento di manifestazioni nei mesi finali del 2003 all’arrivo della Marcia, ma è legittimo temere che si stia un po’ snobbando l’evento. L’opportunità offerta dall’Anno Europeo delle Persone con Disabilità è molto importante per tutti coloro che vivono o operano in questo mondo; è auspicabile che i riflettori che si accenderanno su di esso si mantengano ben vivi anche nel 2004, 2005…, ma questa attenzione è tutt’altro che certa. Insomma: datevi una mossa, prima del prossimo Capodanno!

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