09-Un cyborg per nemico, un cyborg per amico

01/01/2001 - Daniele Barbieri

Umano è. Come la fantascienza racconta l'universo-handicap

Su una qualsiasi spiaggia in un qualunque agosto. Con la coda dell'occhio vedo (e con la coda dell'orecchio sento) giocare lo sconosciuto vicino d'ombrellone. È un ragazzo, anzi un giovane uomo, che ha corso e saltato sino a pochi minuti fa e ora dice agli amici: "Vado a fare un bagno". Con comprensibile sorpresa - e perché non dirlo? con un pur passeggero attacco di panico - lo vedo svitarsi una gamba prima di immergersi in acqua.

Le parole scritte qui sopra non aprono la via a un viaggio nell'immaginario ma sono uno dei punti di partenza (nel mondo reale o almeno in ciò che la maggior parte di noi considera tale) che hanno portato chi scrive a conoscere Budrio. L'altro punto di partenza è un amico, Ignazio e questa qui accanto è la sua armatura. Non è un guerriero o forse sì. La battaglia di Ignazio è contro gli esiti della poliomielite, il suo castello da conquistare è tutta la mobilità possibile.

Fra tanti santi, madonne, fachiri fasulli, Vigorso di Budrio è uno dei luoghi (pochi, ignoti, non raccontati dai mass-media) che più somiglia a una fabbrica di miracoli(27). E se quest'affermazione vi pare uno spot, peggio per voi che non sapete più distinguere le informazioni utili da marchette e sponsor occulti.

Accade a Vigorso di Budrio e in altri luoghi che si fabbrichino cyborg, o ciò che la fantascienza (e non solo ormai) chiama cyborg.

Tanti i cyborg, pur se non sempre li vediamo. È in continua crescita intorno a noi il numero di coloro che si avvalgono di corpi bio-meccanici, che si muovono (o vivono) grazie a supporti artificiali, che usano protesi e ortesi pressoché perfette in sostituzione degli arti mancanti. Aspettando che un più giusto sistema sociale metta queste meraviglie della tecnologia a disposizione di tutti coloro che ne necessitano (anziché di pochi e comunque solo nel ricco Occidente, come ora accade) possiamo riprendere da qui, da ciò che chiameremo cyborg, il nostro discorso sull'immaginario e sull'handicap. Infatti questi corpi supportati da alte tecnologie, da
conoscenze e materiali sino a poco tempo fa indisponibili (anche leghe ultra-leggere, testate nella ricerca spaziale) sono considerati da qualcuno creature inquietanti, alieni forse. È solo questione di novità e poi ci si abituerà, come accadde secoli fa per gli occhiali? Ma le lenti sono un prolungamento tecnologico della vista, di una funzione del corpo che è abbastanza banale (fu così anche all'inizio?); siamo tutti concordi nel dire altrettanto d'un cuore artificiale oppure di uno xeno-trapianto che
consenta a un essere umano di vivere con le vene di un maiale? Per chi sa di fantascienza, le prossime generazioni potrebbero essere quelle dei "metalli urlanti" e degli "umanoidi associati"(28). Può darsi che non a tutti piaccia.
Di cosa stiamo parlando? Cos'è già o può essere un cyborg?
La parola entra nell'uso comune da (di solito pessimi) telefilm e film (un paio dei quali interpretati dal pessimo Schwarzenegger) più che attraverso la scrittura sfi o le riviste mediche. Il termine nasce dal mix delle prime tre lettere di "cybernetic" con quelle di "organism": dunque designa un organismo cibernetico, o - per estensione - qualsiasi ibrido fra esseri viventi (uomo o animale) e macchina. Se volete, una macedonia di parti naturali e artificiali(29). Ed è in questo senso appunto che forse tanti di noi hanno già qualche cyborg per amico. Infatti c'è relativamente molta gente in giro con protesi e ortesi, con lo sterno tenuto insieme da punti metallici, con sostituti artificiali dell'articolazione coxo-femorale... o ancor più banalmente con un pacemaker, con ponti dentari fissi che rientrano a pieno titolo in questa categoria.
È curioso che l'immaginario collettivo (che non vuol dire però quello di ogni singolo) oggi "accetti" facilmente chi dispone di congegni metallici al posto o in aiuto del cuore, mentre per secoli un diffuso ostracismo sociale ha accompagnato chi usava la più povera delle "protesi", la stampella; oppure che ancora 60 anni fa si ritenesse che ci fossero tipi di sangue umani e altri bestiali(30); oppure che 100 anni fa venisse celebrato come grande scienziato (e sicuro progressista) chi pensava di individuare il delinquente dalla forma del cranio e la prostituta dalla presenza di un dito "prensile"(31), oppure - purtroppo è così - che i razzismi biologici, lo spettro dell'eugenetica continuino ad annidarsi anche oggi in culture e Paesi fieri di definirsi democratici. Ma le contraddizioni dell'immaginario lastricano quasi ogni strada che percorriamo.
A essere corretti, la definizione cyborg non nasce nell'ambito della sfi ma, nel 1960, a opera di due medici statunitensi, che riprendono alcune intuizioni di Norbert Wiener, "papà" della cibernetica. Ma quando ancora non usava questo nome la letteratura fantastica ne aveva già raccontato, con quasi infinite sfaccettature. Il cyborg potrebbe essere di tre generi: medico, funzionale, adattato. Per ora solo quello del primo tipo esiste nella realtà. Il tipo "funzionale" è, sulla carta, un essere umano modificato in modo da essere adatto a lavori-funzioni particolari o anche "per pensare più velocemente"(32). Il cyborg "adattato" è invece, in teoria, un essere umano interamente modificato (ri-fabbricato) per consentirgli di vivere in ambienti non-terrestri oppure -e siamo pericolosamente vicini alla cronaca - nel suo super-inquinato pianeta natio: questo.

Come osservano due studiosi statunitensi(33) "i cyborg hanno sempre la funzione di porre, in termini narrativi, il problema dell'essenza umana e di ciò che la costituisce".

Parole chiave:
Cultura, Emarginazione