01-A cinquantamila anni-luce da casa

01/01/2001 - Daniele Barbieri

Umano è. Come la fantascienza racconta l'universo-handicap

Al termine di questa frase "piomberete" in Sentinella, un breve racconto di Fredric Brown: siete pregati di seguire le istruzioni perché altrimenti avrete qualche difficoltà a passare da quel racconto al successivo "sentiero di lettura"...

"Era bagnato fradicio e coperto di fango, aveva fame e freddo ed era lontano cinquantamila anni-luce da casa.
Un sole straniero gettava una gelida luce azzurra e la gravità, doppia di quella cui era abituato, faceva d'ogni movimento un'agonia di fatica.
Dopo decine di migliaia di anni, quell'angolo di guerra non era cambiato. Era comodo per quelli dell'aviazione, con le loro astronavi tirate a lucido e le loro super-armi, ma quando si arrivava al dunque, toccava ancora al soldato di terra, alla fanteria, prendere la posizione e tenerla, con il sangue, palmo a palmo. Come questo maledetto pianeta di una stella mai sentita nominare, finché non ci eravamo sbarcati. E adesso era suolo sacro perché c'era arrivato anche il nemico. Il nemico, l'unica altra razza intelligente della GalassiaŠ crudeli, schifosi, ripugnanti mostri.
Il primo contatto era avvenuto vicino al centro della Galassia, dopo la lenta e difficile colonizzazione di qualche migliaio di pianeti; ed era
stata la guerra, subito: quelli avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica.

E adesso, pianeta per pianeta, bisognava combattere, coi denti e con le unghie.

Era bagnato fradicio e coperto di fango, aveva fame e freddo e il giorno era livido e spazzato da un vento violento che gli faceva male agli occhi. Ma i nemici tentavano d'infiltrarsi e ogni posizione era vitale.
Stava all'erta, il fucile pronto. Lontano cinquantamila anni-luce dalla patria, a combattere su un mondo straniero e a chiedersi se ce l'avrebbe mai fatta a riportare a casa la pelle.
Allora vide uno di loro strisciare verso di lui. Prese la mira e fece fuoco. Il nemico emise quel verso strano, agghiacciante, che tutti loro facevano, poi non si mosse più.
Il verso e la vista del cadavere lo fecero rabbrividire".

Attenzione! Mancano 3 righe alla fine del racconto di Brown.
Pur se Sentinella è famoso(1) fra gli appassionati di fantascienza, può darsi che molti di voi lo leggano ora per la prima volta. Bene, ai "novellini" si chiede di interagire con Brown (e con Daniele Barbieri, vostra guida nel sentiero) provando a immaginare come il racconto potrebbe finire. Dunque pensateci un po', magari discutetene con chi avete vicino, abbozzate almeno un paio di ipotesi (banali? geniali? boh) prima di girare pagina.
Ed ecco le 3 righe finali.

"Molti, col passare del tempo, s'erano abituati, non ci facevano più caso; ma lui no. Erano creature troppo schifose, con solo due braccia e due gambe, quella pelle d'un bianco nauseante, e senza squame".

Lo avevate immaginato? Dopo una cinquantina d'anni Sentinella è ancora squassante. È solo una paginetta, scritta bene ma... quel finale (un tipico colpo di reni alla Fredric Brown) cambia tutto. Nelle ultime 3 righe c'è un rovesciamento di prospettiva del tutto imprevisto: l'orrore dell'alieno esplode sì -come in tanti stereotipi della letteratura fantastica e non - ma davanti a noi d'improvviso appare uno specchio. E lo sgomento è giustificato non dalla bruttezza fisica (noi ovviamente ci vediamo belli, proprio come "o scarafone a mamma sua") ma dallo scoprirci a essere quei mostri sanguinari, vera razza dannata dell'universo, che hanno causato guerre crudeli e interminabili perché - Brown ben ci conosce - "avevano cominciato a sparare senza nemmeno tentare un accordo, una soluzione pacifica".


Parole chiave:
Cultura, Emarginazione