Alla ricerca di dati nazionali: gli infortuni sul lavoro dei cittadini migranti

di Luca Baldassarre

L’ambito del mercato del lavoro e degli infortuni a esso collegato rappresenta un osservatorio che intercetta indubbiamente elementi che sfuggono ad altri contesti. Questo perché il sistema assicurativo INAIL (Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) si basa sul principio sociale della automaticità delle prestazioni, che garantisce il diritto d’accesso alle stesse a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla nazionalità e dalle condizioni di regolarità del soggiorno nel nostro Paese. L’unico requisito per accedere alle prestazioni è che l’infortunio sia riconducibile a un’attività lavorativa. Questo vale anche se il datore di lavoro non è in regola con i propri obblighi assicurativi poiché, in questa ipotesi, l’INAIL esercita automaticamente l’azione di rivalsa nei suoi confronti. Abbiamo chiesto all’Istituto di fornirci il totale degli infortuni indennizzati in un arco temporale superiore all’anno e l’incidenza, sul totale, di quelli erogati a favore dei cittadini migranti. Va specificato che le prestazioni INAIL possono dare luogo a risarcimenti o a rendite: lo spartiacque è la percentuale di limitazione funzionale o di disabilità riconosciuta. Nella fattispecie, sotto il 16% si ha diritto a un indennizzo per il danno biologico subito. A partire da quella soglia, si dà luogo a una rendita, che assomma danno biologico e patrimoniale. È interessante constatare nell’evoluzione storica del fenomeno la crescita progressiva dell’incidenza della popolazione straniera sul totale.